AlgaUlisse è il marchio con cui I.T.A.C.A. Soc. Coop. propone macroalghe e prodotti alimentari che le utilizzano come ingrediente. L’e-commerce è attivo da giugno 2025 e la gamma comprende lattuga di mare, Codium, spaghetti di mare, Piadea e pasta fresca surgelata per la ristorazione. Oggi la materia prima arriva soprattutto dalla Spagna. Il passaggio più ambizioso sarà trasformare prodotti, competenze e relazioni già costruite nella base di una filiera costiera in Emilia-Romagna.
Perché una macroalga diventi un’opportunità economica non basta che sia disponibile in mare. Deve poter essere coltivata o raccolta nel rispetto delle regole, controllata, trasformata con standard affidabili e, soprattutto, trovare un mercato capace di riconoscerne il valore.
I.T.A.C.A. Soc. Coop. ha cominciato a lavorare proprio da quest’ultimo passaggio.
Attraverso il marchio AlgaUlisse, la cooperativa ha sviluppato prodotti alimentari, attivato un canale di vendita online e avviato le prime collaborazioni con operatori professionali. La produzione locale della materia prima non è ancora disponibile, ma esistono già referenze, utilizzatori e relazioni dalle quali partire per verificare la possibilità di costruire una filiera costiera delle macroalghe in Emilia-Romagna.
La cooperativa è nata nel 2021 dall’iniziativa di sette soci. Il nome I.T.A.C.A. – Innovazione Tecnologia Alghe Cooperativa Adriatica – sintetizza una visione più ampia del singolo prodotto: mettere in relazione impresa, ricerca e cultura del mare per aprire nuovi spazi economici nei territori costieri.
Il punto di interesse è proprio qui. AlgaUlisse non parte da una filiera già organizzata, ma da una prima esperienza di mercato che potrebbe contribuire a renderla possibile.
Rendere le macroalghe più semplici da scegliere e utilizzare
Le specie commercializzate sono prevalentemente Ulva lactuca, conosciuta come lattuga di mare, Codium e spaghetti di mare. La materia prima viene acquistata da fornitori europei, in particolare spagnoli. Al momento, nei prodotti AlgaUlisse non vengono utilizzate alghe coltivate o raccolte in Italia.
Sul sito di AlgaUlisse le macroalghe vengono proposte in formati differenti. La lattuga di mare è disponibile sotto sale, essiccata in fiocchi o ridotta in polvere; il Codium viene commercializzato sotto sale oppure essiccato.
Non è una semplice articolazione di catalogo. Il formato incide direttamente sulla possibilità di portare l’alga fuori da una nicchia di consumatori già esperti.
Una macroalga venduta soltanto intera richiede conoscenze, tempo e capacità di trattarla. Fiocchi e polveri possono invece entrare negli impasti, nei condimenti, nei primi piatti e in altre preparazioni senza imporre un cambiamento radicale nel modo di cucinare.
Il lavoro sul prodotto diventa così anche un lavoro culturale: rendere un ingrediente ancora poco familiare più comprensibile, accessibile e utilizzabile.

Piadea e pasta fresca: l’innovazione entra in forme conosciute
Piadea rappresenta bene questo approccio. La lattuga di mare entra nella piadina, uno degli alimenti più riconoscibili della tradizione romagnola.
L’interesse non risiede soltanto nell’abbinamento gastronomico. Inserire un ingrediente nuovo dentro una preparazione familiare riduce la distanza con il consumatore e permette di presentare la macroalga senza trasformarla in una curiosità esotica o in un prodotto riservato agli specialisti.
Lo stesso principio è stato trasferito alla ristorazione. In collaborazione con Ce.Ma., impresa del territorio, I.T.A.C.A. propone pasta fresca surgelata: tagliolini, spaghetti alla chitarra e cappelletti con sfoglia e ripieno alle alghe.
Al ristoratore non viene quindi consegnata soltanto una materia prima da studiare e interpretare, ma una preparazione già inseribile nel menu. La surgelazione ne agevola la conservazione e consente di gestire con maggiore flessibilità quantità e tempi di utilizzo.
Le collaborazioni B2B sono ancora contenute, prevalentemente stagionali e concentrate nella ristorazione. I primi rapporti con la grande distribuzione passano attraverso la Casa del Pescatore di Cattolica, nel cui punto vendita sono presenti anche alcune referenze AlgaUlisse.
I numeri non descrivono ancora un mercato consolidato. Mostrano però qualcosa di importante: le macroalghe possono uscire dalla cerchia degli utilizzatori abituali ed entrare in prodotti concepiti per la cucina e la ristorazione italiane.
Il progetto si inserisce in una contraddizione ancora irrisolta della bioeconomia europea. Le alghe sono ormai considerate una risorsa strategica, ma il settore continua a scontare produzioni limitate, approvvigionamenti discontinui, difficoltà autorizzative, standard non uniformi e una domanda professionale ancora da consolidare. Il problema, quindi, non è più dimostrare che le macroalghe abbiano un potenziale, ma costruire le condizioni perché quel potenziale diventi filiera.
È in questo passaggio che l’esperienza di AlgaUlisse acquista interesse. La cooperativa non dispone ancora di una produzione locale, ma sta lavorando sul punto dal quale dipende la sostenibilità di qualsiasi futura filiera: la capacità di trasformare la biomassa in prodotti comprensibili, utilizzabili e richiesti dal mercato. Anche il confronto europeo su alghe e acquacoltura conferma che il salto di scala non dipenderà soltanto dalla ricerca o dalla disponibilità della risorsa, ma dalla capacità di tenere insieme regole, produzione, trasformazione e domanda.
Dai prodotti a una filiera costiera
La parte più ambiziosa del progetto non è quella già visibile nel catalogo. È il sistema che I.T.A.C.A. vorrebbe contribuire a costruire attorno alle macroalghe.
Oggi i prodotti vengono sviluppati e commercializzati in Italia utilizzando materia prima europea. L’obiettivo è verificare se in Emilia-Romagna possano maturare le condizioni per collegare produzione, trasformazione alimentare, ricerca e domanda professionale, coinvolgendo anche imprese e cooperative della pesca e dell’acquacoltura.
La distinzione deve rimanere chiara: una filiera regionale riconducibile ad AlgaUlisse non è ancora operativa. Esistono però alcuni elementi dai quali partire: prodotti già acquistabili, primi utilizzi professionali e una rete di interlocutori con competenze diverse.
È una base più significativa di quanto possa sembrare. Molti progetti innovativi iniziano dalla disponibilità teorica di una risorsa e solo successivamente cercano un mercato. In questo caso, invece, i prodotti già sviluppati permettono di raccogliere indicazioni concrete sui formati, sugli impieghi e sui canali che possono suscitare interesse.
Questo non garantisce la nascita della filiera, ma consente di affrontarla partendo anche dalle esigenze di chi dovrà acquistare e utilizzare la materia prima.
Coltivare o raccogliere macroalghe, del resto, è soltanto l’inizio. Per destinarle all’alimentazione servono specie correttamente identificate, continuità degli approvvigionamenti, tracciabilità, controlli, processi di conservazione adeguati e caratteristiche sufficientemente costanti per le imprese di trasformazione.
Serve poi un collegamento stabile tra chi produce la biomassa, chi la lavora e chi può convertirla in alimenti richiesti dal mercato.
Una risorsa diventa filiera soltanto quando produzione, sicurezza, trasformazione e domanda riescono a procedere insieme.
La rete da trasformare in un progetto industriale
I.T.A.C.A. ha già avviato relazioni con soggetti scientifici, imprenditoriali e territoriali, pur con ruoli e livelli di coinvolgimento differenti.
La cooperativa ha collaborato con l’Università Politecnica delle Marche e con l’Università di Bologna, anche nella preparazione di proposte progettuali europee nell’ambito di Horizon. Ha inoltre lavorato con Blueat e CESTHA, con cui sono ipotizzati ulteriori sviluppi, e collaborato con Fondazione Cetacea di Riccione.
Con i Comuni di Cesenatico e Cattolica sono in corso interlocuzioni per iniziative di ricerca e divulgazione. Parallelamente, I.T.A.C.A. sta coinvolgendo altri operatori del mondo cooperativo della pesca e dell’acquacoltura nel confronto sulla possibile creazione di una filiera costiera regionale.
Nel 2024 la cooperativa ha inoltre organizzato ad Ecomondo AlgaeHub, uno spazio del padiglione dedicato alla blue economy interamente concentrato sulle alghe. L’iniziativa ha contribuito a mettere in contatto divulgazione, ricerca e sviluppo di nuove collaborazioni attorno a un settore ancora giovane.
Il primo terreno di lavoro rimane quello alimentare. Agricoltura, cosmetica, nutraceutica e biomateriali sono indicati come possibili ambiti futuri, ma richiederanno partner, investimenti e percorsi distinti.
Concentrarsi oggi sul cibo e sulla ristorazione permette invece di ottenere risposte immediate: quali prodotti risultano più comprensibili, quali formati funzionano meglio, quali difficoltà incontrano gli utilizzatori e quale domanda potrebbe sostenere una produzione futura.
Il valore attuale di AlgaUlisse sta nella concretezza delle premesse: una gamma già disponibile, primi interlocutori commerciali e una rete di competenze sulla quale costruire il passaggio successivo.
La prova decisiva sarà trasformare questa base in approvvigionamenti locali verificabili, standard produttivi, continuità e capacità di rispondere alle esigenze del mercato.
Se il percorso riuscirà, AlgaUlisse non sarà soltanto un marchio di prodotti alimentari a base di alghe. Potrà diventare uno dei soggetti che avranno contribuito a dare forma a una nuova attività per la costa emiliano-romagnola.
Per le macroalghe, il vero salto di qualità non sarà entrare in un altro prodotto. Sarà entrare stabilmente nell’economia del territorio.














