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Home Acquacoltura

Acquacoltura. Centro Studi Confagricoltura, in Italia settore instabile

Redazione by Redazione
4 Giugno 2018
in Acquacoltura
acquacoltura cs confagricoltura

In un quadro mondiale di forte crescita della produzione dell’acquacoltura (+629% in volume nel 2015 rispetto al 1990), l’Europa segna gli incrementi più contenuti (+285%). Secondo i dati del report “L’acquacoltura in Italia e nel mondo” del Centro Studi di Confagricoltura, l’Italia presenta andamenti dei volumi produttivi sensibilmente contrastati (154 mila tonnellate nel 1990, 217 mila nel 2000, 149 mila nel 2015) rappresentando comunque quote notevolmente decrescenti della produzione mondiale e continentale (nel 1990 l’1,26%, nel 2015 lo 0,25%).

Considerando che nel nostro paese le aziende che svolgono attività di acquacoltura sono in costante crescita (+59,6% a luglio 2017 rispetto al 2012), mentre la produzione, pur con alti e bassi, resta sostanzialmente invariata, si evidenzia la notevole instabilità del settore (peraltro confermata nelle premesse del vigente Piano strategico per l’acquacoltura in Italia 2014-2020 elaborato dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali). Il grado di autoapprovvigionamento nazionale del settore è strutturalmente basso e risente delle fluttuazioni della produzione e dell’incremento della domanda interna, attestandosi attualmente intorno al 60%. Ciò significa che importiamo (soprattutto pesci) per circa il 40% del fabbisogno nazionale (circa 110 mila tonnellate), a fronte di esportazioni che negli ultimi anni variano fra le 20 e le 25 mila tonnellate.

Circa il 70% della produzione complessiva dell’acquacoltura proviene da quattro regioni: Emilia Romagna (42,3 migliaia di tonnellate nel 2014), Veneto (31,2), Friuli Venezia Giulia (17,4) e Puglia (11,6). La più elevata produzione di pesci si realizza in Friuli Venezia Giulia (13,5 migliaia di tonnellate), seguita dal Veneto (5,4) e dalla Lombardia (4,3); nella produzione di molluschi, prevale l’Emilia Romagna (41,9 migliaia di tonnellate) seguita da Veneto (25,8) e Puglia (10,6). La produzione di crostacei, peraltro limitata a 15-16 tonnellate, interessa solo 4 regioni, con Umbria e Puglia a quota sei tonnellate ciascuna, e Veneto ed Emilia Romagna al disotto delle due tonnellate.

Tags: acquacolturaConfagricolturaItalia
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