Il cambio di paradigma nel consumo ittico in Italia è ormai una necessità concreta per imprese, buyer e consumatori. A parlarne con noi di Pesceinrete è Giuseppe Palma, segretario generale di Assoittica Italia, sottolineando come la sostenibilità del sistema debba passare da scelte più consapevoli e diversificate.
Il consumatore italiano continua a concentrare le sue scelte su poche specie ittiche, determinando uno squilibrio tra domanda e offerta che non giova né all’ambiente né al mercato. Questo fenomeno, secondo Palma, è tra le principali cause della pressione sulle risorse marine più note e commerciali, come il salmone, il tonno e l’orata.
“È necessario ampliare la varietà di specie presenti nel nostro carrello”, spiega Palma, “non solo per garantire un futuro alla pesca, ma anche per permettere al consumatore di valorizzare il proprio potere di acquisto”. È qui che il cambio di paradigma nel consumo ittico in Italia diventa una leva strategica, capace di influenzare anche le dinamiche distributive.
Versatilità e innovazione a supporto del cambiamento
L’evoluzione tecnologica nella filiera ittica offre oggi strumenti per superare i limiti stagionali e logistici. Il comparto del congelato e surgelato rappresenta un alleato importante, garantendo freschezza, sicurezza e disponibilità di prodotto lungo tutto l’anno.
“Il freddo è oggi sinonimo di qualità e sostenibilità”, ricorda Palma. “Consentendo una migliore gestione domestica della dispensa, questi prodotti contribuiscono a ridurre gli sprechi e ad avere sempre in casa una fonte proteica pronta all’uso.”
A ciò si aggiungono packaging innovativi, che allungano la shelf life e riducono l’impatto ambientale, nonché soluzioni legate al recupero del waste, con preparazioni a base di parti meno nobili del pesce valorizzate da ricette gourmet o street food.
Un nuovo approccio al ‘miglio zero’
Il cambio di paradigma nel consumo ittico in Italia implica anche una riflessione sul concetto di filiera corta. “Nel settore ittico il ‘miglio zero’ è difficile da applicare in senso stretto, ma rappresenta un valore simbolico di prossimità e responsabilità”, spiega Palma.
La bilancia commerciale ittica italiana è da sempre fortemente sbilanciata verso le importazioni. Eppure, alcune di queste, come nel caso del baccalà e dello stoccafisso, hanno generato economie e tradizioni consolidate. “Il valore del prodotto importato non va demonizzato, ma gestito nell’ottica di una strategia che metta al centro la sostenibilità ambientale, sociale ed economica.”
Il ruolo attivo del consumatore
Il futuro della filiera passa anche dalla cultura del consumo. Scegliere specie alternative, variare le preparazioni, gestire in modo intelligente il proprio paniere domestico: sono tutti gesti che, messi in rete, possono avere un impatto sistemico.
“È il momento di abbandonare l’idea che solo alcune specie siano degne di essere consumate”, conclude Palma. “Il mercato ha bisogno di consumatori curiosi, informati e disposti a sperimentare.”
La transizione verso un consumo ittico più sostenibile non è solo responsabilità delle imprese, ma parte da una nuova consapevolezza del consumatore. L’innovazione tecnologica, la varietà dell’offerta e la forza delle reti distributive possono fare il resto.
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