L’8 settembre 2026 il COFI37 porta all’esame per l’approvazione le decisioni e le raccomandazioni formulate dal Subcomitato FAO sull’Acquacoltura nel 2025. Il passaggio arriva mentre gli allevamenti producono ormai il 53% degli animali acquatici a livello mondiale. Governance, adattamento climatico, economia circolare, innovazione e sostegno ai piccoli produttori diventano così parte della stessa agenda internazionale.
L’acquacoltura mondiale ha già superato la soglia che per anni ne aveva descritto il futuro. Nel 2024 ha prodotto 103 milioni di tonnellate di animali acquatici, raggiungendo il 53% della produzione globale. Non è più soltanto il comparto chiamato a sostenere la crescita dell’offerta: è già la sua componente maggioritaria.
Oggi, al COFI37 riunito a Roma dal 7 all’11 settembre, il confronto compie un passaggio successivo. La questione non è più soltanto quanto l’acquacoltura possa crescere, ma a quali condizioni possa continuare a farlo.
Nella sessione mattutina dell’8 settembre, il programma prevede infatti l’esame per l’approvazione delle decisioni e delle raccomandazioni della tredicesima sessione del Subcomitato FAO sull’Acquacoltura, tenuta a Roma dal 20 al 23 maggio 2025.
Dopo i record produttivi arriva la sfida della qualità della crescita
Il quadro emerso dal Subcomitato è netto. All’aumento della produzione deve corrispondere una maggiore capacità di governare gli impatti ambientali, sanitari, economici e sociali dello sviluppo acquicolo.
Nel 2025 i Paesi membri hanno indicato tra le priorità una governance più efficace, l’adattamento ai cambiamenti climatici, l’economia circolare, la diversificazione delle specie, mangimi più sostenibili, una migliore gestione delle malattie e l’approccio One Health.
Il Subcomitato ha inoltre richiamato la necessità di rafforzare lo scambio di conoscenze e tecnologie e di sostenere maggiormente piccoli produttori, donne, giovani e soggetti in condizioni di maggiore vulnerabilità.
Non è un elenco accessorio. Sono fattori che incidono direttamente sulla capacità dell’acquacoltura di mantenere i livelli produttivi raggiunti e di affrontare pressioni climatiche, sanitarie e di disponibilità delle risorse sempre più complesse.
Le linee guida devono ora diventare pratica
Il riferimento è rappresentato dalle Guidelines for Sustainable Aquaculture, adottate dal COFI nel 2024 come primo strumento globale specificamente dedicato allo sviluppo sostenibile dell’acquacoltura.
Il passaggio decisivo è ora l’attuazione.
Il Subcomitato ha invitato i Paesi a integrare i principi delle linee guida nei rispettivi sistemi nazionali, adattandoli ai diversi contesti produttivi. Alla FAO è stato chiesto parallelamente di rafforzare assistenza tecnica, condivisione delle conoscenze e cooperazione.
La sostenibilità entra così nella struttura stessa della capacità produttiva. Gestione dell’acqua, energia, mangimi, biosicurezza, salute animale, utilizzo dei sottoprodotti e resilienza climatica non procedono più come dossier indipendenti.
Convergono nello stesso modello industriale.
Innovazione e clima entrano nella competitività dell’acquacoltura
Anche la successione degli appuntamenti del COFI37 rende evidente la direzione.
Oggi un evento parallelo è dedicato alle innovazioni nella produzione acquicola, con attenzione a tecnologie produttive sostenibili, mangimi, digitalizzazione, accesso ai mercati e investimenti.
Domani, 9 settembre, il Comitato affronterà l’adattamento e la mitigazione di pesca e acquacoltura rispetto ai cambiamenti climatici e agli eventi estremi. Il 10 settembre sarà invece discusso il sostegno alla pesca e all’acquacoltura su piccola scala e il loro contributo alla sicurezza alimentare, alla nutrizione e ai mezzi di sussistenza.
Il programma ufficiale del COFI37 mette quindi nella stessa sequenza governance, innovazione, clima e sostenibilità economica e sociale.
È probabilmente questo il dato politico più rilevante che emerge da Roma.
L’acquacoltura non viene più trattata soltanto come una risposta alla crescente domanda mondiale di prodotti acquatici. La capacità di produrre di più viene legata sempre più strettamente alla capacità di produrre meglio e di resistere agli shock.
Per le imprese italiane il segnale è industriale
Dal COFI37 non derivano automaticamente nuovi obblighi normativi per gli allevatori italiani. Le raccomandazioni internazionali non possono essere trasformate impropriamente in adempimenti già operativi.
Per la filiera italiana il confronto di Roma segnala però con chiarezza quali fattori stanno acquisendo peso nella traiettoria mondiale del settore.
Mangimi e loro efficienza, gestione sanitaria, adattamento alle temperature e agli eventi estremi, uso delle risorse, digitalizzazione, innovazione tecnologica e capacità di investimento incidono direttamente sui costi, sulla continuità produttiva e sulla competitività degli allevamenti.
La sostenibilità, in questo scenario, smette di essere un capitolo separato dalla competitività.
È qui che il COFI37 segna un passaggio importante. L’acquacoltura ha già conquistato il primato quantitativo nella produzione mondiale di animali acquatici. La fase che si apre riguarda la capacità di consolidarlo attraverso sistemi produttivi più resilienti, efficienti e governabili.
Dopo il record delle tonnellate, la nuova misura della crescita sarà la capacità di sostenerle nel tempo.













