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Pesca Alto Adriatico, il Tavolo interistituzionale prova a dare risposte a una crisi senza precedenti

A Mestre istituzioni, parlamentari e categorie si sono confrontati sulla crisi del comparto: mucillagini, caldo marino e moria dei bivalvi hanno azzerato la produzione di vongole in Veneto e fermato 163 barche

Redazione by Redazione
4 Maggio 2026
in In evidenza, Istituzioni, News, Pesca, Regionali
crisi della pesca nell’Alto Adriatico

“Quella che sta attraversando la pesca dell’Alto Adriatico è una crisi senza precedenti per estensione e profondità, che colpisce contemporaneamente ambiente, economia e lavoro. Il nostro obiettivo da oggi è riunire con frequenza tutti i soggetti coinvolti per individuare risposte concrete, immediate e fruibili: lo faremo attraverso il Tavolo Interistituzionale sulla Pesca, che a breve sarà deliberato dalla Giunta regionale proprio per dargli valenza ufficiale. A chi ne farà parte (rappresentanti e dirigenti regionali, categorie, parlamentari) chiederò concretezza: fondi, emendamenti, strategie per sostenere un settore che versa in una situazione senza precedenti e che ha bisogno di risorse straordinarie”.

L’assessore della Regione del Veneto alla Pesca Dario Bond ha riunito stamattina a Mestre eurodeputati, parlamentari, consiglieri regionali, categorie del settore pesca. Hanno partecipato assieme all’assessore Bond il Direttore della Direzione del Presidente Marco Mazzoni, il dirigente regionale della Pesca Giuseppe Cherubini, il commissario straordinario al granchio blu Enrico Caterino, gli assessori regionali Stefano Zannier del Friuli Venezia Giulia, Luis Walcher della Provincia di Bolzano, Alessio Mammi dell’Emilia Romagna; gli europarlamentari Paolo Borchia, Flavio Tosi, Sergio Berlato, Anna Maria Cisint; i parlamentari Luca De Carlo, Mara Bizzotto, Laura Cavandoli, Maria Cristina Carretta, Nadia Romeo; i consiglieri regionali Eleonora Mosco, Cristiano Corazzari, Claudia Barbera, Rosanna Conte, Alberto Bozza, Fabio Benetti, Jonatan Montanariello, Alessio Morosin; Marilena Fusco di Cia, Alessandro Faccioli di Coldiretti, Antonio Gottardo di Legacoop, Paolo Tiozzo di Confcooperative.

La crisi attuale del comparto si articola in due linee distinte ma tra loro strettamente intrecciate. Da un lato, a partire dalla fine del 2023, si è registrato un calo significativo e persistente del numero di imprese della pesca professionale e dell’acquacoltura, conseguenza diretta di eventi eccezionali come l’invasione del granchio blu e le anomalie climatiche.

Dall’altro lato – ed è il tema centrale del tavolo di stamattina – si è sviluppata una crisi ambientale di straordinaria gravità legata alla prolungata presenza di mucillagini e alle elevate temperature marine registrate nell’estate 2024.

“Già nei mesi scorsi avevamo evidenziato come il comparto fosse sottoposto a pressioni eccezionali – ricorda Bond – ma oggi siamo di fronte a un punto di rottura che impone interventi strutturali oltre che emergenziali. La questione dell’Alto Adriatico è particolarmente grave, soprattutto dal 2024: le vongole sono completamente scomparse e la situazione è comune a Veneto, Friuli-Venezia Giulia ed Emilia-Romagna. Oggi abbiamo 163 barche ferme e un indotto di circa mille persone coinvolte da questa crisi. Nell’odierna riunione abbiamo voluto dimostrare che il problema è sì produttivo, ma anche ambientale, ed è legato a dinamiche del sistema nel suo complesso”.

Il fenomeno delle mucillagini – noto da tempo nell’Adriatico settentrionale – ha assunto nell’estate 2024 caratteristiche eccezionali per intensità e durata. Dopo un giugno particolarmente piovoso (+34% rispetto alla norma), i mesi di luglio e agosto sono stati tra i più caldi degli ultimi trent’anni, con temperature medie superiori anche di +1,8° rispetto alla norma e picchi record nelle minime notturne, condizioni ideali per un’esplosione del fenomeno mucillaginoso.

Le conseguenze per il comparto sono state immediate e devastanti. Le mucillagini hanno progressivamente ostruito gli strumenti di pesca, rendendo pressoché inutilizzabili gli attrezzi di cattura. Ma gli effetti più gravi si sono manifestati sul fondo marino. Con il deposito delle masse gelatinose e il perdurare delle alte temperature, si sono verificati fenomeni di anossia – ovvero carenza di ossigeno – che hanno soffocato gli organismi bentonici, in particolare i molluschi bivalvi. “Non si è trattato solo di un problema operativo per i pescatori – evidenzia l’assessore – ma di un collasso dell’ecosistema marino in intere aree di pesca”.

I dati sono drammatici: in numerosi areali della costa veneta si è registrata una moria tra il 90% e il 100% delle popolazioni di molluschi bivalvi, in particolare della vongola di mare e dei fasolari. La situazione ha portato, nell’ottobre 2024, all’adozione di ordinanze da parte delle Capitanerie di Porto di Venezia e Chioggia che hanno vietato “fino a revoca” la pesca con draga idraulica, determinando la sospensione totale delle attività.

Le conseguenze economiche sono state pesantissime: 102 imprese dedite alla pesca della vongola di mare risultano da un anno e mezzo completamente ferme, con produzioni azzerate e totale assenza di reddito. Nel corso del 2025, di fatto, la produzione di vongole e bivalvi nei compartimenti marittimi del Veneto è stata pari a zero.

La gravità della situazione è stata riconosciuta anche a livello nazionale: con decreto del 12 marzo 2025 il Ministero dell’Agricoltura ha dichiarato l’eccezionalità dell’evento, qualificandolo come calamità naturale. La Regione ha quindi attivato le procedure per consentire alle imprese di accedere al Fondo di solidarietà nazionale della pesca e dell’acquacoltura. “Il riconoscimento della calamità è un passaggio fondamentale – spiega Bond – ma ora servono risorse adeguate e tempi rapidi per sostenere le imprese. Il Tavolo di oggi serve proprio a questo: individuare risorse per i nostri operatori andando oltre l’emergenza”.

Nel corso dell’incontro, l’assessore ha inoltre posto con forza il tema del coinvolgimento europeo: “Abbiamo chiesto una collaborazione a livello UE e parlamentare. Altre risorse possono arrivare dal Regolamento (UE) 2024/1991, noto come Nature Restoration Law ed entrato in vigore il 18 agosto 2024, che impone obiettivi giuridicamente vincolanti per il ripristino degli ecosistemi degradati su terra e mare. Nel contempo dobbiamo creare una diversificazione produttiva a livello di acquacoltura: ci sono progetti UE che hanno accesso diretto a risorse, anche per sperimentazioni innovative, che dobbiamo intercettare. Sappiamo che l’Ue sta riducendo le risorse per la pesca fino al 60% e che i fondi Feampa andranno progressivamente a ridursi già dal 2028, a favore dei fondi di coesione a disposizione dei singoli Stati. Proprio per questo è fondamentale muoversi ora, con una strategia chiara e condivisa”.

Il Tavolo interistituzionale di oggi rappresenta quindi un momento chiave per definire le prossime azioni: “Dobbiamo affrontare l’emergenza ma anche costruire una strategia di medio-lungo periodo – conclude Bond –. Il cambiamento climatico e le nuove criticità ambientali impongono un ripensamento complessivo del settore. La pesca è parte della nostra identità e della nostra economia: difenderla è una priorità assoluta”.

Tags: acquacolturabivalvicalamità naturale pescacrisi pesca VenetoDario Bondgranchio blumucillagini Adriaticopesca Alto Adriaticopesca professionaleRegione VenetoTavolo interistituzionale pescavongole Veneto
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