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Formulata una nuova ipotesi imprinting/retracing sulla migrazione delle anguille

Conoscere su che fattori biologici e ambientali si basa la migrazione di questi pesci è la chiave del successo dei programmi di ripopolamento

Tiziana Pacchiarini by Tiziana Pacchiarini
29 Marzo 2022
in In evidenza, Pesca
Formulata una nuova ipotesi imprinting/retracing sulla migrazione delle anguille

Formulata una nuova ipotesi imprinting/retracing sulla migrazione delle anguille

Formulata una nuova ipotesi imprinting/retracing sulla migrazione delle anguille – L’anguilla è un prodotto tradizionalmente apprezzato nei mercati ittici di tutto il mondo. Ha un prezzo stabile che in Italia aumenta nei periodi natalizi ma che gira intorno ai 15 euro al chilo durante il resto dell’anno.

Ne esistono diciannove specie e tutte sono a rischio di estinzione.

L’anguilla della specie Anguilla anguilla, se pur scarsamente, è ancora presente nei fiumi e nelle zone costiere italiane ed è comunemente conosciuta a livello internazionale come anguilla europea.

Come tutte le anguille, la specie autoctona delle nostre acque, ha un ciclo biologico molto particolare. Quali animali catadromi, gli adulti lasciano i fiumi (le femmine) e le acque costiere (i maschi) e migrano verso l’Oceano Atlantico. Qui si riprodurranno per la prima ed ultima volta nelle profondità del Mar dei Sargassi.

Come le anguille possano “sapere” dove recarsi e che strategia “usino” per raggiungere le zone di riproduzione è ancora un mistero per la Scienza ed i segnali che guidano questi animali fino alla deposizione delle uova sono ancora parzialmente sconosciuti.

Esistono teorie riguardo al fatto che il campo magnetico della terra offra una guida per le anguille che, come è stato dimostrato, sono sensibili al magnetismo e sono capaci di orientarsi senza riferimenti (come se avessero una bussola interna, si tratta dell’orientamento bussolare).

Uno studio norvegese, recentemente pubblicato su Fish and Fisheries, con la collaborazione del Politecnico di Torino ha confrontato le rotte migratorie di cinque specie di anguille delle acque temperate con il campo geomagnetico delle loro aree di distribuzione e riproduzione.

I ricercatori hanno osservato che, dopo la nascita, indipendentemente dalla specie e benché i percorsi siano diversi dipendendo dall’età e dalla fase di sviluppo nella quale si trova il novellame durante il suo viaggio, le giovani anguille vanno sempre alla deriva e gli autori spiegano come gli avannotti si muovano lungo percorsi “di crescente inclinazione e intensità magnetica” mentre gli adulti seguono gradienti inversi.

Questa scoperta è coerente con la formulazione di un’ipotesi imprinting/retracing.

Gli avannotti “registrano” i dati magnetici di dove sono nati e l’inclinazione (dovuta alla latitudine) di quando sono stati alla deriva, per poi percorrere, numerosi anni dopo, il percorso in senso contrario.
L’integrazione di questo meccanismo basato sull’imprinting magnetico con l’orientamento bussolare permette alle anguille di raggiungere l’area di deposizione delle uova.

Al giorno d’oggi, conoscere i meccanismi che sono alla base della migrazione delle anguille è fondamentale per valutare l’efficacia delle strategie di gestione di questa specie.

A causa della criticità dello stato di conservazione nel quale esse si trovano, la pesca praticata nei fiumi e nelle zone costiere è un’attività che è andata scemando negli ultimi trent’anni. Ed il prodotto giunge sulle tavole degli italiani prevalentemente grazie agli allevamenti.

La produzione dell’anguilla si realizza nel Nord Europa a livello intensivo, in impianti costruiti sulla terra ferma dove i pesci vengono mantenuti all’interno e dove l’accrescimento delle anguille si ottiene per mezzo dell’aggiunta diaria di mangime.

In Italia, tradizionalmente, le produzioni hanno sempre avuto luogo a livello estensivo, un caso per esempio è la vallicoltura praticata nella costa Adriatica del Nord Italia, dove l’alimentazione dei pesci nelle zone naturali adibite all’allevamento è molto esigua ed in alcuni casi totalmente inesistente.

Nonostante queste due forme di acquacoltura siano molto diverse, nel caso dell’anguilla europea, esse soffrono lo stesso problema tecnico di base, cioè il collo di bottiglia dovuto al fatto che le avannotterie per la produzione di giovani anguille da allevare non esistono.

Anche se in Giappone alcune Università e Centri di Ricerca sono riusciti a riprodurre ad ottenere la riproduzione dell’anguilla A. japonicus in cattività, i numeri sono esigui e su di essi non può basarsi la produzione industriale di una specie così compromessa e allo stesso tempo così abbondantemente desiderata nei mercati di tutto il mondo

Dovuto all’impossibilità di ottenere novellame di anguilla in cattività, molte strategie di conservazione prevedono la cattura degli avannotti in un’area in cui la specie è più abbondante e lo spostamento di questi in zone dove le anguille sono meno presenti, con lo scopo di recuperare le popolazioni naturali.

In questi casi, sulla base del nuovo modello di orientazione presentato da Durif e collaboratori (2021), le anguille dei ripopolamenti potrebbero non avere a disposizione la mappa magnetica corretta per tornare alla zona di riproduzione, compromettendo le azioni di conservazione.

Riferimento all’articolo originale

Durif, C. M., Stockhausen, H. H., Skiftesvik, A. B., Cresci, A., Nyqvist, D., & Browman, H. I. (2022). A unifying hypothesis for the spawning migrations of temperate anguillid eels. Fish and Fisheries, 23(2), 358-375.

Altri riferimenti
Anguilla: analisi económica e prospettive di consumo

Formulata una nuova ipotesi imprinting/retracing sulla migrazione delle anguille

Tags: anguilla
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