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Giovani ricercatori a pesca di bolle di CO2

La ricerca giovane che passa per la valutazione delle risorse, i cambiamenti climatici, le misure di carbonio blu, l’amicizia con i pescatori, tutto alle Isole Eolie

Maria Cristina Mangano by Maria Cristina Mangano
17 Maggio 2021
in In evidenza, News, Pesca
pesca bolle CO2

Esistono ambienti naturali che per le loro caratteristiche sono considerati dai ricercatori veri e propri laboratori all’aperto, chiediamo loro cosa rende unici gli ecosistemi marini dell’arcipelago Eoliano (Mar Tirreno, nord della costa siciliana) e in cosa saranno impegnati nei prossimi mesi.

Marta, cosa è il carbonio blu? e perché misurarlo proprio alle Isole Eolie?
Il Blue Carbon (BC) è il carbonio blu, ovvero quello che viene immagazzinato nei sedimenti marini. Lo studio del BC è ancor più importante nelle Isole Eolie, un laboratorio naturale e all’aperto, caratterizzato da un’attività idrotermale con emissioni di gas, tra cui CO2, e dalla presenza di Posidonia oceanica la pianta marina con il più alto tasso di sequestro di carbonio.

Manuel, come nasce l’idea di intervistare i pescatori per conoscere meglio i sistemi idrotermali?
Parlare con chi vive per mare e di mare arricchisce le nostre conoscenze di giovani ricercatori. I pescatori vivono e percepiscono problematiche legate all’ecosistema marino ben prima che gli scienziati inizino le loro attività di ricerca o monitoraggio su di esse. Le nuove generazioni di pescatori conoscono molti aspetti collegati alle tematiche dei rischi ambientali ed ecologici, inclusi termini scientifici che potrebbero sembrare avere un uso prettamente tecnico.

Ragazzi quali gli obiettivi del vostro progetto di ricerca?
Studiare il carbonio blu per capire come funzionano gli ecosistemi marini e come rispondono ai fattori di disturbo umano e climatico, e creare un modello di previsione del funzionamento futuro (Marta).
Studiare lo stato di salute di fondali caratterizzati da emissioni di CO2 (Approccio Ecosistemico Integrato). Ottenere le informazioni per elaborare piani di gestione delle risorse che tengano conto dei cambiamenti climatici futuri che influenzeranno la stabilità ed il funzionamento dell’ecosistema anche a discapito dei beni e servizi associati (Manuel).

Quale sarà la strategia di studio che seguirete?
Lo studio ha una prima area focale, il posidonieto di Panarea. Lì, campioneremo in diverse stagioni lungo un gradiente naturale di pH generato dai camini idrotermali presenti. Utilizzeremo strumentazioni subacquee molto innovative, tra cui delle camere bentiche, per la raccolta di campioni di acqua, sedimento e della comunità associata al fondale di cui seguiremo respirazione e metabolismo grazie al CISME, uno strumento subacqueo che permette di effettuare tali misure direttamente in situ in condizioni naturali, mediante un approccio di campionamento non distruttivo (Marta).
La conoscenza dei pescatori sui sistemi idrotermali permetterà di avere un’informazione rapida, attendibile e diretta. Con loro pescheremo pesci che vivono in prossimità delle emissioni di CO2. L’area del cratere di Bottaro, ad esempio, si presta molto bene come laboratorio naturale per i nostri studi, data la presenza di un naturale gradiente di CO2 (Manuel).

Quali i risultati attesi?
Chiarire gli effetti delle variazioni di temperatura e pH sul ciclo del Blue Carbon e quindi sul funzionamento di un ecosistema marino, riuscendo a costruire un modello previsionale che permetta di mettere in luce specie o componenti vulnerabili (Marta).
Una descrizione completa delle caratteristiche delle popolazioni e comunità associate alle emissioni di CO2 ed una valutazione dello stato di salute dell’ecosistema attraverso la creazione di indicatori utili per fornire le basi allo sviluppo di piani di gestione delle risorse innovativi (Manuel).

Quali sono i partner dei progetti di ricerca di cui vi occupate?
Siamo entrambi studenti di dottorato dell’Università degli Studi di Palermo, lavoriamo presso il laboratorio di Ecologia (Responsabile Scientifico Prof. Gianluca Sarà), e le nostre borse di studio sono finanziate dall’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS, Trieste) che ha realizzato e gestisce anche il laboratorio ECCSEL-NatLab Italy sito a Panarea presso cui svolgeremo le attività di ricerca sotto la supervisione e con il supporto dei ricercatori OGS.

Marta e Manuel saranno supportati e guidati nelle loro avventure da Cinzia De Vittor ricercatore presso OGS e responsabile del laboratorio ECCSEL-NatLab Italy.

Cinzia, perché un laboratorio OGS alle Isole Eolie?
La presenza di emissioni naturali di CO2, anche a basse profondità, rende Panarea un laboratorio straordinario per studiare gli effetti dei cambiamenti climatici, per la messa a punto di tecniche di monitoraggio e per studi di impatto sull’ecosistema. Grazie alla sua unicità quest’area è stata da tempo oggetto di studio nell’ambito di numerosi progetti nazionali e internazionali e per questo motivo, proprio a Panarea nel 2015, OGS ha inaugurato il laboratorio ECCSEL-NatLab Italy (finanziato dal MIUR). L’infrastruttura è ora una delle eccellenze di ECCSEL ERIC (European Carbon Dioxide Capture and Storage Laboratory Infrastructure) in quanto considerata un laboratorio naturale unico per definire le migliori pratiche per la valutazione del rischio ambientale, associato al confinamento geologico della CO2.

Quali progetti di ricerca gravitano intorno al laboratorio naturale sottomarino?
Il laboratorio di Panarea è accessibile alla comunità scientifica e industriale nazionale e internazionale ed è in fase di potenziamento, con interventi sia a mare che a terra, grazie al progetto IPANEMA, finanziato con 8,8 milioni di euro (PON – Programma Operativo Nazionale Ricerca e Innovazione 2014-2020), che prevede l’implementazione del laboratorio con l’acquisto di strumentazioni all’avanguardia. Al progetto, coordinato da OGS, partecipano anche INFN, INGV e Stazione Zoologica Anton Dohrn. Un importante potenziamento infrastrutturale in atto prevede l’implementazione del capitale umano afferente ad ECCSEL-NatLab Italy, assegnando al funzionamento dell’infrastruttura ulteriore personale grazie al progetto IPANEMA HR che finanzierà assegni di ricerca e borse di studio utili a far maturare, anche tramite training di elevato livello, i neolaureati delle università nazionali, nonché di far rientrare i “cervelli” dall’estero.

Come ci si sente ad essere supervisor di due giovanissimi ricercatori?
Un aspetto della professione di ricercatore è quello di promuovere la formazione e la crescita professionale dei giovani ricercatori e devo dire che è una grande soddisfazione fare da supervisore a Marta e Manuel, giovani creativi e di talento desiderosi di esplorare nuove frontiere della ricerca. Interagiscono con entusiasmo tra di loro e con noi supervisori. Sono certa che diventeranno ricercatori innovativi in grado di affrontare le sfide attuali e future.

Maria Cristina Mangano

Tags: pescapesca bolle CO2ricercasettore ittico
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Ecologa marina e ricercatrice Cristina Mangano collabora con Pesceinrete sui temi dell’ecologia marina, della biodiversità, della pesca sostenibile e della gestione delle risorse. Il suo contributo porta nella testata uno sguardo scientifico sui cambiamenti degli ecosistemi marini e sul rapporto tra attività umane, conservazione e futuro del mare.

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