Come fronteggiare l’emergenza economica generata dalla pandemia prima, dallo scoppio della guerra in Ucraina subito dopo e dal conseguente aumento dei costi energetici e di quelli delle materie prime?
A queste domande ha tentato di rispondere Ismea attraverso l’indagine “Impatto dell’inflazione sui consumi degli italiani” pubblicata lo scorso mese di maggio e che ha coinvolto 3 mila famiglie italiane.
Dovendo rinunciare a qualcosa il 23% degli intervistati si è detto pronto a sacrificare i viaggi, il 21% ai consumi fuori casa e all’intrattenimento. A rinunciare a pranzi e cene al ristorante sono soprattutto persone tra i 55 e i 64 anni (24%) e coppie con bambini piccoli (30%), mentre i giovani si sono detti disposti a rinunciare a scarpe e vestiti (24%), viaggi (21%) ma meno ai consumi fuori casa (solo 19%). In generale, comunque, per quasi la totalità del campione è emersa l’intenzione di salvaguardare il budget destinato alla spesa alimentare per il consumo domestico.
In relazione alla spesa alimentare, pressoché tutte le famiglie italiane temono un aumento dei prezzi dei prodotti di prima necessità. Oggi si procede quindi razionalizzando la spesa e pianificando gli acquisti con 7 famiglie su 10 che eviteranno gli sprechi di cibo e quasi la metà del campione degli intervistati che ridurrà gli acquisti superflui e presterà maggiore attenzione al rapporto qualità prezzo e al rapporto prezzo/peso negli acquisti.
Il risparmio non distoglierà comunque l’attenzione dell’italiano verso la qualità di ciò che porta a tavola: il 70% degli intervistati non rinuncerebbe mai al prodotto 100% italiano, mentre quasi uno su due non farebbe a meno dei prodotti con bollino Dop /Igp, da agricoltura sostenibile o a marchio bio.

I driver di scelta sugli acquisti cambiano a seconda della referenza. Per quanto riguarda l’importanza della marca si evidenzia come il prodotto brandizzato resti importante nella scelta di pasta (29%), surgelati (27%), passate (24%) e latte (20%), mentre per uova, olio Evo, carne, pesce fresco (65%) sia l’origine delle materie prime il primo driver di scelta. Anche la garanzia di sostenibilità dei prodotti è considerato un importante elemento guida negli acquisti soprattutto di uova (14%) e pesce fresco (10%).
Per quanto riguarda la qualità organolettica del prodotto, invece, al primo posto troviamo il pane con il 44%, poi il vino con il 37%, i formaggi con il 37%, la frutta di stagione con il 31% e il pesce fresco con il 22 %.











