Gli studi di ricerca attuati da University of Stirling’s Institute of Aquaculture, Fassfern Mussels, Scottish Shellfish Marketing Group, The Fishmongers’ Company, Association of Scottish Shellfish Growers e Sustainable Aquaculture Innovation Centre (SAIC), esamineranno una serie di fattori che potrebbero essere la causa della rottura dei gusci delle cozze. Una sfida che il settore dell’acquacoltura deve affrontare a livello globale.
Lo scopo della ricerca è quello di determinare se la causa della rottura del guscio è correlata alla genetica delle cozze, alle condizioni ambientali, alla salinità dell’acqua locale o al processo di raccolta.
La salinità, ad esempio, può influenzare le proprietà minerali dell’acqua e, nei casi in cui è troppo bassa, potrebbe compromettere la resistenza del guscio. Si sospetta che alcune specie di cozze – e loro ibridi – abbiano anche gusci più deboli; nello specifico la specie Mytilus trossulus.
In Scozia la rottura del guscio rende inutilizzabili le cozze e si stima che costi al settore circa il 2% della sua produzione media annua, oltre ai costi associati. In casi estremi, può impedire agli allevatori la raccolta o causare la chiusura completa dei siti.
“Il nostro obiettivo è capire cosa causa un grosso problema per il settore. Il nostro progetto aiuterà i produttori a capire se la forza dei gusci delle cozze è genetica, influenzata dalle condizioni ambientali locali, dal processo di raccolta stesso o da una combinazione di tutti questi fattori. Qualunque siano le cause, possiamo aiutare gli agricoltori a evitare di coltivare cozze per anni solo per rendersi conto che c’è un problema all’ultimo momento. Una volta determinate le variabili, possiamo iniziare a sviluppare rimedi, che potrebbero essere lo screening delle condizioni di salinità o uno strumento che predice la percentuale di cozze che svilupperanno gusci rotti. Da lì, possiamo proteggere i posti di lavoro, creare nuovi prodotti e sviluppare un settore più efficiente e sostenibile”, ha dichiarato il dott. Stefano Carboni (University of Stirling’s Institute of Aquaculture).











