L’incontro svoltosi a Roma tra il Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida e il Ministro federale tedesco dell’Agricoltura Alois Georg Josef Rainer si inserisce nel quadro delle relazioni bilaterali tra Italia e Germania, ma contiene un passaggio che merita un’attenzione particolare da parte del settore ittico: il riferimento esplicito allo sviluppo dell’acquacoltura e, in particolare, delle alghe come filiera strategica per la bioeconomia.
Nel bilaterale, ospitato al MASAF, è stata ribadita la centralità della cooperazione tra i due Paesi, con la Germania indicata come primo partner commerciale dell’Italia e principale mercato di destinazione dell’export agroalimentare italiano. Un rapporto fondato su un’elevata integrazione tra filiere produttive e industriali, che riguarda sempre più anche le produzioni acquatiche, chiamate a rispondere a una domanda europea crescente in termini di sicurezza alimentare, sostenibilità e competitività.
Il confronto si è concentrato in primo luogo sulla Politica Agricola Comune e sulla fase post-2027, con la richiesta condivisa di rafforzarne il ruolo strategico attraverso risorse adeguate, certezza finanziaria e una governance coerente con le specificità degli Stati membri, in particolare quelli a struttura regionalizzata. In questo contesto, i Ministri hanno sottolineato l’importanza di proseguire con decisione nel percorso di semplificazione e sburocratizzazione, a beneficio delle imprese e delle amministrazioni.
È proprio all’interno di questa riflessione sulle politiche europee che emerge il riferimento all’acquacoltura. La sua citazione, in un incontro incentrato sulla PAC e sulla semplificazione normativa, non è un elemento scontato. Storicamente, infatti, le produzioni acquatiche hanno occupato una posizione marginale nel dibattito agricolo comunitario, pur essendo direttamente influenzate dalle scelte europee in materia di regole, investimenti e governance.
Nel comunicato ministeriale, l’attenzione viene rivolta in modo specifico allo sviluppo dell’acquacoltura e, in particolare, al comparto delle alghe, definito un settore ad alto potenziale e indispensabile per lo sviluppo della bioeconomia, con un possibile contributo alla sicurezza alimentare e alla transizione ecologica. Un passaggio che non va letto come l’annuncio di una politica industriale già strutturata, ma come un segnale politico: l’inclusione progressiva delle filiere acquatiche nelle strategie agroalimentari europee.
Il riferimento alle alghe assume un significato ulteriore se letto nel contesto del confronto tra Italia e Germania. I due Paesi presentano traiettorie di sviluppo differenti: la Germania ha investito negli anni in modo più deciso nella ricerca e nelle applicazioni industriali delle microalghe, mentre l’Italia mantiene una forte specializzazione nell’acquacoltura tradizionale, con un comparto alghe ancora collocato in una dimensione di nicchia. Il bilaterale evidenzia dunque una consapevolezza condivisa sulla necessità di colmare questo divario attraverso un quadro normativo più chiaro e un approccio europeo più favorevole allo sviluppo del settore.
Nel corso dell’incontro sono stati affrontati anche altri dossier rilevanti per le filiere produttive, come le criticità del settore fitosanitario e la necessità di un approccio europeo più flessibile e basato su evidenze scientifiche, nonché il contributo congiunto di Italia e Germania al processo di semplificazione del Regolamento europeo sulla deforestazione. Temi che, pur appartenendo a ambiti diversi, concorrono a definire il contesto regolatorio in cui anche l’acquacoltura è chiamata a operare.
L’incontro si è concluso con la volontà comune di rafforzare il coordinamento tra Roma e Berlino nelle sedi comunitarie e multilaterali, promuovendo politiche agricole orientate alla crescita e alla competitività del sistema agroalimentare europeo. Per il settore ittico e acquicolo, il messaggio che emerge è chiaro: l’acquacoltura, e al suo interno la filiera delle alghe, non viene più richiamata come ambito accessorio, ma come componente sempre più integrata nelle scelte strategiche dell’Unione europea.












