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Oceano in fiamme in Messico. Interrogativi sugli oleodotti sottomarini

I video della vorticosa massa di fiamme circondata dalle onde oceaniche sono diventati virali. Adesso si indaga sui danni ambientali

Davide Ciravolo by Davide Ciravolo
7 Luglio 2021
in In evidenza, Sostenibilità
Incendio in Messico

Fonte: CNN

Oceano in fiamme in Messico. Interrogativi sugli oleodotti sottomarini – Secondo una dichiarazione della società proprietaria del gasdotto, Petróleos Mexicanos (Pemex), il gas ha iniziato a fuoriuscire dal gasdotto nella Baia di Champeche, in Messico, intorno alle 5:15 di venerdì scorso. Poi è scoppiato l’inferno.

I video della vorticosa massa di fiamme circondata dalle onde oceaniche sono diventati virali. La scena è stata resa ancora più surreale dalla presenza delle barche dei vigili del fuoco che apparivano impotenti davanti quello scenario infernale, ma alla fine fortunatamente sono riuscite a spegnerlo dopo circa cinque ore. L’incidente però solleva interrogativi sui rischi degli oleodotti sottomarini.

 

Il video dell’incendio

🚨 Incendio registrado en aguas del Golfo de México

A 400 metros de la plataforma Ku-Charly (dentro del Activo Integral de Producción Ku Maloob Zaap)

Una válvula de una línea submarina habría reventado y provocado el incendio

Esta fuera de control hace 8 horas pic.twitter.com/KceOTDU1kX

— Manuel Lopez San Martin (@MLopezSanMartin) July 2, 2021

 

Angel Carrizales, a capo dell’agenzia messicana incaricata di regolamentare la sicurezza degli oleodotti, ha twittato che l’incidente “non ha generato alcuna fuoriuscita“. Quell’affermazione ha suscitato un certo scetticismo, dato che qualcosa di diverso dall’acqua doveva essere presente sulla superficie dell’oceano perché si accendesse.

La Pemex ha dichiarato che la società effettuerà un’analisi delle cause di questo incidente e che nessuno è rimasto ferito. Ma sono stati forniti pochi altri dettagli sulla perdita e sebbene la palla di fuoco sia stata spenta, l’entità del danno ambientale è ancora sconosciuta.

Sui social media, molti ambientalisti hanno sostenuto che la scena inquietante e allarmante di un oceano in fiamme dimostrava chiaramente i problemi inerenti al consentire alle compagnie petrolifere di attingere alle riserve di combustibili fossili dal fondo dell’oceano.

“Un nuovo scioccante esempio di quanto siano sporche e pericolose le trivellazioni offshore”, ha scritto su Twitter il Center for Biological Diversity, chiedendo una moratoria sui nuovi contratti di locazione di petrolio nel Golfo del Messico.

L’incendio è avvenuto in un’area conosciuta come Ku-Maloob-Zaap, che ospita i giacimenti petroliferi più produttivi della Pemex. Secondo Reuters, un rapporto interno sull’incidente riportava che una tempesta elettrica e forti piogge avevano danneggiato i macchinari chiave prima del disastro. Secondo il rapporto, i lavoratori hanno usato l’azoto per spegnere le fiamme.

Oceano in fiamme. Com’è stato possibile?

L’incendio si è verificato in superficie, come spiega Simon George, professore di geochimica organica alla Macquarie University in Australia.

“L’incendio è stato causato dal metano e probabilmente da altri componenti del gas umido (etano, propano, ecc.) che si sono accesi sulla superficie dell’oceano dopo essere fuoriusciti dal gasdotto”, ha affermato il professore in un’intervista rilasciata a Cnet.

Suggerisce che ci deve essere stato un flusso abbastanza continuo di gas naturale capace di sostenere il fuoco e mantenerlo in movimento, dando luogo alle immagini che il mondo ha visto. Secondo lo scienziato, paradossalmente, il fuoco ha permesso di contenere i danni ambientali, in quanto un flusso continuo di metano sarebbe stato ben più problematico.

“Una cosa buona dell’incendio è che ha consumato alcuni degli idrocarburi fuoriusciti”, ha detto.

Tags: Golfo del MessicoPemexsostenibilità
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Davide Ciravolo

Davide Ciravolo

Autore Pesceinrete, retail ittico e mercati seafood Davide Ciravolo è autore Pesceinrete. Si occupa di mercati, distribuzione e scenari commerciali della filiera ittica, con particolare attenzione al rapporto tra prodotto, retail e consumi. La sua esperienza come ex buyer di Esselunga gli permette di osservare il settore seafood anche dal punto di vista della GDO e delle dinamiche di assortimento.

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