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Home Associazioni di categoria

Pesca in crisi, senza uscite in mare i marittimi restano senza reddito

Confsal pesca agroalimentare e Fesica chiedono un tavolo nazionale permanente, ristori urgenti, ammortizzatori più rapidi e misure vincolate alla tutela dell’occupazione.

Redazione by Redazione
9 Luglio 2026
in Associazioni di categoria, In evidenza, News, Pesca
Pescherecci fermi in porto durante la crisi della pesca italiana

Pescherecci fermi in porto: per Confsal pesca agroalimentare e Fesica la crisi del settore colpisce direttamente anche marittimi e lavoratori imbarcati.

La crisi della pesca non riguarda solo le imprese armatoriali, ma colpisce direttamente i lavoratori imbarcati. Secondo Confsal pesca agroalimentare e Fesica, il caro gasolio, il calo della produttività dei mari e le emergenze climatiche stanno rendendo antieconomiche molte uscite in mare. Il sindacato chiede al Governo un tavolo nazionale di crisi, il rifinanziamento del Fondo nazionale di solidarietà della pesca, un’indennità straordinaria per i marittimi inattivi e interventi rapidi sulla CIGO-pesca.

“Le recenti e legittime mobilitazioni delle marinerie, con il mondo cooperativo che ha quantificato in almeno 28 milioni di euro i ristori d’urgenza necessari per salvare la flotta dall’ancoraggio definitivo, rappresentano purtroppo solo la punta di un iceberg di dimensioni nazionali. Lo stanziamento tampone di 5 milioni di euro ipotizzato a livello regionale per mitigare l’impennata dei carburanti è un mero palliativo locale a fronte di un’asfissia strutturale che sta contagiando i porti dell’intera Penisola”.

A sostenerlo è la Confsal pesca agroalimentare e la Fesica, che estendono lo stato di massima allerta a tutte le regioni costiere del Paese, da Chioggia a Manfredonia, da Mazara del Vallo a San Benedetto del Tronto, denunciando una flotta ittica stretta in una morsa letale. Da un lato pesa l’esplosione incontrollata dei costi operativi legata al prezzo del gasolio, dall’altro un drastico calo della produttività biologica dei mari, flagellati da eventi climatici estremi, surriscaldamento delle acque e dall’anomala proliferazione di mucillagini che distruggono le reti.

In questo scenario emergenziale, il sindacato autonomo pone al centro del dibattito la variabile più vulnerabile e spesso invisibile nei tavoli istituzionali: i lavoratori dipendenti e i marittimi imbarcati. Il settore si regge storicamente su un modello economico di profonda compartecipazione in cui vige il contratto “alla parte”, ovvero con retribuzioni rigidamente ancorate alla produttività del viaggio in mare. Si innesca così una reazione a catena immediata e devastante: quando un armatore decide di non mollare gli ormeggi perché il caro-carburante rende l’uscita antieconomica, il danno non si limita al bilancio aziendale. Per i marinai, i motoristi e i comandanti l’effetto è istantaneo, poiché zero ore di navigazione equivalgono a zero euro in busta paga. Se le imprese vanno in sofferenza, i lavoratori dipendenti sprofondano sotto la soglia di povertà, minacciando il destino economico di oltre 60 mila famiglie in tutta Italia. La Segreteria Nazionale ribadisce “che non si può scindere il destino dei datori di lavoro da quello dei loro dipendenti, poiché se un peschereccio resta bloccato in porto l’armatore perde il capitale, ma il lavoratore perde il pane quotidiano, motivo per cui gli ammortizzatori sociali devono tutelare l’uomo prima ancora del fatturato”.

Per evitare il collasso della filiera, la Confsal pesca agroalimentare e la Fesica esigono risposte immediate e strutturali da parte del Governo, richiedendo in primo luogo “la convocazione urgente di un tavolo di crisi nazionale permanente presso il MASAF e il Ministero del Lavoro, esteso a tutte le regioni costiere, per superare la frammentazione degli interventi locali”.

“È indispensabile – spiega la Confsal pesca – attivare e rifinanziare il Fondo nazionale di solidarietà della pesca per coprire i fermi forzati determinati sia da squilibri macroeconomici sia da emergenze ecologiche, garantendo contestualmente un’indennità giornaliera straordinaria di almeno 35 euro per ciascuna giornata di inattività dei marittimi dipendenti e dei soci-lavoratori”.

“Parallelamente, si rende necessaria – concludono Confsal pesca e Fesica – una drastica semplificazione burocratica per l’accesso alla CIGO-pesca, i cui ritardi nell’erogazione lasciano spesso le famiglie senza sostentamento per mesi, insieme a un’estensione del credito d’imposta sul carburante per tutto il secondo semestre del 2026 che sia rigidamente vincolata al mantenimento dei livelli occupazionali. Il tempo delle rassicurazioni è scaduto e, in assenza di provvedimenti immediati, il sindacato si dichiara pronto a proclamare lo stato di agitazione permanente con mobilitazioni coordinate in tutti i principali porti italiani per difendere la dignità del lavoro e la sopravvivenza stessa del comparto”.

Tags: ammortizzatori socialicaro gasolioCIGO pescaConfsal pesca agroalimentareCrisi pescaFesicafiliera itticaflotta peschereccialavoro marittimoMarittimiMasafMinistero del Lavoropescapesca italianaporti italiani
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