Il percorso avviato lo scorso 16 maggio nell’Aula Magna del Seminario Vescovile di Mazara del Vallo, in occasione del convegno “Il Mar Mediterraneo tra pesca, migrazioni, risorse, conflitti e nuove speranze“, continua a tradursi in fatti concreti sull’altra sponda del Canale di Sicilia.
A Tripoli, il Ministro della Risorsa Marittima libico Adel Sultan ha ricevuto ieri una folta delegazione dell’Organizzazione degli Esperti della Capitale, guidata dall’ingegner Abdulraouf Beit Elmal, presidente del consiglio di amministrazione dell’organizzazione, e composta tra gli altri dal dottor Cav. Mohamed Al-Nattah amico dell’ Italia e di Mazara del Vallo in particolare, e dal professor Abdelmonem Al-Zaqla’i, entrambi esperti di affari marittimi.
Non è un dettaglio da poco: sia l’ing. Beit Elmal sia il dott. Cav. Al-Nattah erano stati tra i protagonisti del convegno mazarese promosso da A.P.I. – Associazione Progetto Isola, organizzato a margine della rassegna letteraria Mazara Narrativa e Poesia 2026 — quest’anno dedicata al peschereccio Massimo Garau e a tutte le vittime del mare.

Il fatto che gli stessi esperti si siano oggi seduti al tavolo con il Ministro libico Adel Sultan per discutere il rafforzamento della cooperazione attraverso memorandum d’intesa e partenariati, la lotta alla pesca illegale e i programmi di formazione nel campo della pesca e dell’acquacoltura, conferma come l’iniziativa siciliana non sia stata un episodio isolato, ma l’inizio di un percorso che le istituzioni libiche stanno portando avanti con continuità istituzionale.
Quanto era emerso a Mazara
Il convegno del 16 maggio aveva riunito relatori del mondo accademico, scientifico, politico e imprenditoriale con un obiettivo dichiarato: superare l’idea del Mediterraneo come frontiera di divisione, restituendogli il ruolo di spazio comune da governare attraverso cooperazione, regole condivise e responsabilità reciproche. Particolare attenzione era stata dedicata proprio al quadrante Italia-Libia, uno degli snodi più delicati per la pesca siciliana e per la marineria mazarese, con un focus tecnico sul Regolamento (UE) 2017/2403 relativo alla gestione sostenibile delle flotte da pesca esterne — la norma che, come ricordato durante i lavori, disciplina anche le autorizzazioni dirette per le attività di pesca in acque di Paesi terzi quando non esiste un accordo di partenariato con l’Unione Europea.
A dare ulteriore peso istituzionale all’appuntamento era stata la presenza del dottor Saber Alazabi, vicepresidente della GFCM (Commissione Generale per la Pesca nel Mediterraneo), mentre il contributo più tecnico era arrivato dal professor Roberto Ruoppo dell’Università Politecnica delle Marche, che aveva indicato nella frammentazione giuridica del Mediterraneo — tra zone economiche esclusive, zone di protezione della pesca e altre forme di delimitazione marittima — uno dei nodi centrali da sciogliere per ridare ordine all’operatività delle flotte.
Da quella giornata era nata l’idea di una vera e propria roadmap con la Libia, indicata come interlocutore centrale per riaprire un dialogo stabile, soprattutto nel rapporto con Mazara del Vallo. Un percorso fondato non su dichiarazioni d’intenti, ma su autorizzazioni, controlli, valutazioni scientifiche di sostenibilità e coinvolgimento diretto degli Stati membri e della Commissione europea.
La voce di A.P.I.: “Ora tocca all’Italia”
Per il presidente di A.P.I., Giancarlo Di Simone, l’incontro di Tripoli rappresenta un segnale importante, anche in risposta alle sollecitazioni portate avanti dall’associazione mazarese in questi mesi.
“Tra i temi discussi alla presenza del Ministro Sultan – spiega Di Simone – ci sono questioni che stanno a cuore alla nostra marineria, prima fra tutte la possibilità di costruire rapporti di cooperazione strutturati, anche nella forma di joint venture, alla luce dei regolamenti europei che oggi ne consentono concretamente la realizzazione. La disponibilità libica, su questo, è ormai un dato acquisito: lo dimostra il fatto che gli stessi interlocutori presenti a Mazara del Vallo sono tornati a discuterne, a distanza di poche settimane, direttamente con il proprio Ministro. È il governo italiano che ora deve dimostrare la stessa apertura, per raggiungere gli obiettivi indicati durante il convegno, e per uscire da un’ambiguità che dura da fin troppi anni, che non trova più riscontro nei fatti”.
Di Simone invita a guardare avanti, sottolineando come il quadro complessivo dei rapporti tra i due Paesi si sia evoluto: “Se per il gas, per il petrolio e corposi investimenti infrastrutturali le difficoltà di interlocuzione sembrano essere state superate, lo stesso impegno va messo in campo per la pesca. Le marinerie italiane, e in particolare quella mazarese, non possono più permettersi di restare in attesa: serve un sostegno concreto da parte del governo italiano allo sviluppo di questi rapporti, che vada oltre i soli interessi di cui sopra. Dopo Mazara e dopo Tripoli, non ci sono più alibi”.

Un percorso che si consolida
L’incontro tra il Ministro Sultan e la delegazione dell’Organizzazione degli Esperti della Capitale si inserisce dunque in una sequenza di iniziative che, da Mazara del Vallo fino alla capitale libica, sta progressivamente costruendo un canale tecnico e istituzionale stabile tra i due Paesi sul fronte della pesca. Sicurezza degli equipaggi, accesso alle aree di pesca, tutela delle risorse e cooperazione scientifica restano i pilastri di un dialogo che, come era stato sottolineato a Mazara, “non può limitarsi alla gestione dell’emergenza” ma deve diventare lavoro preventivo, ordinato e trasparente.
Il punto, adesso, è capire se anche la politica italiana saprà dare continuità a un percorso che la diplomazia tecnica libica, a quanto pare, ha già scelto di non lasciar cadere.












