Le presentazioni allo Stand Italia del Seafood Expo Asia hanno portato davanti agli operatori asiatici tre temi molto concreti: sbocchi commerciali per il granchio blu, riconoscibilità dell’origine e lavorazioni pensate per aumentare il valore del prodotto. È qui che la missione del MASAF a Singapore passa dalla presenza istituzionale alla prova del mercato.
Dal granchio blu che cerca una filiera industriale ai molluschi bivalvi da filiera controllata, fino al gambero rosso destinato al fine dining: al Seafood Expo Asia l’Italia porta davanti ai buyer asiatici origine, lavorazione e capacità di creare valore.
La cornice istituzionale resta rilevante. Lo Stand Italia è stato inaugurato alla presenza di Low Yen Ling, Senior Minister of State di Singapore per Trade and Industry e Culture, Community and Youth, dell’Ambasciatore d’Italia Dante Brandi, della Direttrice Generale della pesca marittima e dell’acquacoltura del MASAF Graziella Romito e di Roberta Cafiero, dirigente del Ministero impegnata nella gestione dei fondi strutturali FEAMPA.
Ma sono soprattutto le esperienze presentate dalle imprese e dagli operatori a indicare quale spazio l’Italia stia cercando nel mercato asiatico.
Il granchio blu entra nella fase industriale
Il caso più netto arriva da Goro.
Massimo Genari, direttore generale di CO.PE.GO. – Consorzio Pescatori di Goro, ha presentato a Singapore i dati sulla commercializzazione del granchio blu: 143 mila chilogrammi nel 2024 e oltre 460 mila nel 2025.
Sono numeri forniti dal Consorzio e acquistano significato soprattutto se letti alla luce del problema da cui nasce questa attività. Il Callinectes sapidus resta una specie invasiva che ha colpito duramente la molluschicoltura del Delta del Po. La crescita delle quantità commercializzate non trasforma quindi l’emergenza ambientale in una storia di successo: mostra però che la rimozione della specie può essere accompagnata da lavorazione e mercato, riducendo la distanza tra contenimento e sostenibilità economica delle imprese coinvolte.
È lo stesso nodo già emerso nell’analisi di Pesceinrete sulla necessità di costruire una filiera stabile di contenimento del granchio blu: catturare il crostaceo non basta se mancano impianti, capacità di trasformazione, continuità commerciale e sbocchi per il prodotto.
CO.PE.GO.: nuovo impianto e 15 milioni di investimento
Il passaggio successivo è industriale. CO.PE.GO. sta realizzando un nuovo stabilimento attraverso un investimento complessivo di 15 milioni di euro, di cui 11 milioni nell’ambito del PNRR.
L’impianto rafforzerà anche la capacità di lavorazione del granchio blu e la possibilità di collocare il prodotto sui mercati esteri. È questo l’elemento che rende il caso interessante a Singapore: non la semplice vendita di una specie invasiva, ma il tentativo di costruire attorno alla cattura una struttura capace di assorbire, lavorare e commercializzare volumi maggiori.
Il mercato, in altre parole, diventa uno degli strumenti della gestione del problema. Non sostituisce il contenimento ambientale, ma può contribuire a renderlo economicamente più sostenibile.
Origine e lavorazione diventano argomenti commerciali
Il secondo filo che attraversa le presentazioni italiane riguarda la capacità di rendere il prodotto riconoscibile lungo la filiera.
Daniela Borriello, responsabile nazionale di Coldiretti Pesca, ha presentato il marchio “Firmato dai Pescatori Italiani”, incentrato sull’identificazione dell’origine nazionale. Finittica ha portato invece la propria esperienza nella filiera controllata dei molluschi bivalvi e nelle produzioni biologiche.
Sono esperienze differenti, ma il messaggio rivolto al mercato è simile: per un prodotto che vuole posizionarsi attraverso origine e qualità, la provenienza deve poter essere documentata e comunicata in modo comprensibile al compratore.
È un tema particolarmente rilevante a Singapore, dove la dipendenza dalle forniture internazionali rende centrali sicurezza, diversificazione delle fonti e affidabilità degli operatori. La Singapore Food Agency indica che il Paese importa oltre il 90% del proprio approvvigionamento alimentare e ricorre a fornitori provenienti da più di 180 Paesi e territori.
Per chi esporta, quindi, l’origine italiana da sola non chiude la vendita: deve essere accompagnata da informazioni di filiera, standard e capacità di fornire il prodotto con continuità.
Gambero rosso e fine dining: il valore passa anche dalla lavorazione
Sul fronte della ristorazione di fascia alta, Francesco Semeraro ha presentato per UENO il marchio Ammaruni; tra i protagonisti anche Nicola Boccellato di Siciliana Fish, realtà di Mazara del Vallo specializzata nella lavorazione e commercializzazione di prodotti ittici, con particolare attenzione ai crostacei e al pescato mediterraneo; mentre Antonella Millarte, Global Marketing Director di Don Gambero, ha concentrato l’attenzione sui crostacei mediterranei e sulle modalità di lavorazione.
Nel caso del gambero rosso (Aristaeomorpha foliacea) è importante distinguere due elementi. Da una parte c’è la provenienza da fondali profondi: Don Gambero indica per il proprio prodotto profondità attorno ai 700 metri. Dall’altra ci sono le tecniche adottate dopo la cattura: nelle specifiche aziendali il prodotto viene descritto come lavorato rapidamente, senza risciacquo e senza glassatura.
È una distinzione apparentemente tecnica, ma commercialmente rilevante. Nel segmento premium termini come “qualità”, “Mediterraneo” o “gambero rosso” hanno maggiore forza quando possono essere accompagnati da informazioni verificabili su specie, zona di pesca, trattamento e conservazione.
Lo show-cooking dello chef Simone Fraternali ha chiuso il cerchio portando questi prodotti dalla scheda tecnica al piatto.
Ed è probabilmente questa la fotografia più interessante che arriva da Singapore: l’Italia non sta testando soltanto quanto i buyer asiatici apprezzino il seafood italiano, ma quali caratteristiche siano realmente disposti a riconoscere e valorizzare. Per il granchio blu significa verificare se può esistere una filiera commerciale capace di accompagnarne il contenimento; per molluschi e crostacei significa capire quanto origine, tracciabilità e lavorazione possano tradursi in un vantaggio competitivo concreto.













