Il servizio del TG1 realizzato a Ischia mostra come viene controllato il tonno rosso prima dell’ingresso sul mercato. Ogni esemplare viene verificato, pesato e dotato di un sigillo con codice univoco, riportato nel documento elettronico di cattura. Il dispositivo rafforza la tracciabilità e rende più difficile commercializzare prodotto di provenienza irregolare, ma non sostituisce gli altri obblighi di etichettatura e conservazione.
Una motovedetta della Guardia Costiera affianca il peschereccio nelle acque di Ischia. A bordo, il tonno rosso viene estratto dalla cella frigorifera e preparato per lo sbarco, mentre il ghiaccio protegge il prodotto dal caldo.
Un recente servizio del TG1 firmato da Simona Giampaoli mostra una fase della filiera che raramente arriva davanti al consumatore: il controllo del singolo esemplare prima dell’avvio della commercializzazione.
Il tonno viene verificato e pesato sotto la supervisione dell’Autorità marittima. Sul pesce viene quindi applicato un sigillo predisposto dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, riconoscibile dall’emblema della Repubblica e da un codice univoco.
Una volta chiuso, il dispositivo non può essere riaperto e riutilizzato senza essere alterato. La sua funzione è collegare il tonno materialmente sbarcato alle informazioni registrate nei documenti.
Dal peschereccio al mercato: cosa viene registrato
Durante le operazioni di sbarco vengono annotati il peso dell’esemplare, il codice del sigillo e lo stato del prodotto, specificando se il tonno sia intero oppure eviscerato.
I dati confluiscono nell’eBCD, il documento elettronico utilizzato per registrare e seguire le catture di tonno rosso lungo la filiera.
Pesce, peso e documentazione vengono così associati prima che il prodotto lasci il porto.
La procedura è prevista dal decreto MASAF sulla campagna di pesca del tonno rosso 2026-2028, che conferma l’applicazione del sigillo da parte dell’Autorità marittima al momento dello sbarco e della convalida del documento elettronico di cattura.
Il codice rende immediato il primo controllo
Il sigillo aggiunge un riscontro fisico alla documentazione digitale. La Guardia Costiera e gli operatori possono confrontare il codice applicato all’esemplare con quello riportato nell’eBCD.
L’assenza del dispositivo, la sua alterazione o una mancata corrispondenza con i dati registrati possono far emergere un’anomalia e richiedere ulteriori accertamenti.
Secondo quanto riferito dal TG1, in sette mesi sono stati apposti 5.123 sigilli. Il servizio richiama anche sequestri effettuati dalla Guardia Costiera in Veneto, Toscana e Puglia.
Il dato restituisce la dimensione concreta di un sistema che richiede controlli nei porti e una collaborazione continua tra Autorità marittime, pescatori e operatori della filiera.
Un ostacolo al tonno non documentato
Il valore del dispositivo sta nella corrispondenza tra il prodotto fisico e ciò che viene dichiarato.
Collegando ogni tonno al proprio documento, diventa più difficile sostituire l’esemplare registrato, utilizzare una documentazione riferita a un altro pesce o introdurre nello stesso circuito commerciale prodotto di provenienza non dimostrata.
Il sigillo non elimina da solo la pesca illegale, ma restringe lo spazio nel quale possono inserirsi incongruenze e sostituzioni.
La misura tutela anche le imprese che rispettano quote, autorizzazioni, porti designati e procedure di sbarco. Il prodotto non documentato altera infatti la concorrenza, penalizzando chi sostiene i costi e le responsabilità richiesti dalla pesca legale.
Il sistema si inserisce nel più ampio quadro delle regole italiane per la pesca del tonno rosso nel triennio 2026-2028, che disciplina quote, sistemi autorizzati e procedure di controllo.
Il sigillo non certifica freschezza e qualità
Le immagini del TG1 mostrano anche il trasferimento del pesce tra ambienti refrigerati e l’impiego del ghiaccio. È un passaggio essenziale, ma diverso dalla tracciabilità.
La catena del freddo serve a preservare le condizioni del tonno. Il sigillo ne protegge invece l’identità documentale.
Non è quindi un bollino di qualità e non certifica da solo freschezza, caratteristiche organolettiche o sicurezza sanitaria. Restano necessari tutti gli obblighi relativi alla conservazione, all’etichettatura e alle informazioni che devono accompagnare il prodotto.
Il servizio realizzato a Ischia rende però evidente il valore dello strumento: la tracciabilità non rimane soltanto dentro un archivio elettronico, ma viene collegata direttamente al pesce.
Un controllo in più per chi acquista e una tutela concreta per le imprese che pescano e commercializzano il tonno rosso nel rispetto delle regole.
Guarda qui il video sulla pagina LinkedIn del Masaf.













