• Il MASAF ha firmato il 1° aprile 2026 due decreti direttoriali sulla pesca professionale italiana.
• Quota nazionale tonno rosso: 6.182,610 tonnellate/anno per il triennio 2026-2028.
• Novità: la piccola pesca costiera (SSCF-A e SSCF-B) ottiene per la prima volta quote bersaglio di tonno rosso (1,5 t e 1 t per imbarcazione).
• Piccoli pelagici in Adriatico: limite di 180 giornate/anno, fermi biologici e divieto entro 4 miglia dalla costa per navi >12 m.
• Firma: Direttrice Generale Graziella Romito.
Ad aprile, il 2026 della pesca italiana prende una forma più definita con due atti che non hanno il sapore della routine amministrativa. Hanno invece il peso delle decisioni che incidono sulla vita concreta delle marinerie, sull’organizzazione delle imprese e sulla tenuta di filiere che oggi si muovono dentro equilibri sempre più delicati, sospesi tra sostenibilità della risorsa, mercato e vincoli normativi. Con i decreti firmati dalla Direttrice generale della pesca marittima e dell’acquacoltura, Graziella Romito, il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste ha definito da una parte la campagna del tonno rosso per il triennio 2026-2028 e dall’altra il quadro delle misure 2026 per i piccoli pelagici nel Mediterraneo, con un’attenzione particolare al Mare Adriatico.
Nel decreto dedicato al tonno rosso c’è un numero che da solo restituisce la portata della partita: all’Italia spettano 6.182,610 tonnellate per ciascuna annualità del triennio 2026, 2027 e 2028. È un contingente rilevante, che viene distribuito tra i diversi sistemi di pesca secondo un impianto che conferma il peso della circuizione, assegna una quota consistente al palangaro e alle tonnare fisse, riserva una parte alla filiera produttiva e alla pesca sportiva, e mantiene una quota non divisa destinata a garantire margini di flessibilità. Ma dietro la ripartizione numerica c’è soprattutto una scelta di fondo: offrire al comparto un perimetro più stabile, meno esposto all’incertezza e più utile alla programmazione di pesca, trasformazione e commercializzazione.
Il passaggio più interessante del provvedimento, però, non si esaurisce nella distribuzione delle tonnellate. Il vero elemento di novità è l’apertura, in via transitoria e sperimentale per il 2026, a un accesso specifico della piccola pesca costiera al sistema del tonno rosso. È una decisione che merita attenzione perché introduce, in un settore storicamente molto regolato e strutturato, uno spazio riconosciuto anche a un segmento della flotta più piccolo e più fragile sotto il profilo economico e operativo. Non si tratta di un allargamento generico. Al contrario, il decreto fissa criteri precisi: potranno accedere soltanto le unità sotto i 12 metri, con battute di pesca inferiori alle 24 ore, impiego di tecniche selettive e a ridotto impatto ambientale, e già autorizzate alla cattura bersaglio del pesce spada o dell’alalunga.
All’interno di questo nuovo impianto, la piccola pesca costiera viene articolata in due segmenti distinti. Per le unità SSCF-A è prevista una quota individuale di 1,5 tonnellate, mentre per le SSCF-B la quota è fissata a 1 tonnellata. È una novità che va letta non solo sul piano tecnico, ma anche sul piano simbolico e politico. Per una volta, infatti, il decreto sembra provare a ricucire almeno in parte la distanza tra la gestione centralizzata della risorsa e il riconoscimento del ruolo delle piccole marinerie. Naturalmente si tratta di una sperimentazione e sarà il tempo a dire se produrrà effetti equilibrati e sostenibili. Ma il suo inserimento nel decreto rappresenta comunque un segnale preciso.

Il testo ministeriale, allo stesso tempo, non lascia spazio a interpretazioni elastiche. L’apertura alla piccola pesca costiera resta interamente incardinata in un sistema rigido di regole, controlli e compatibilità. I trasferimenti di quota, ad esempio, sono disciplinati in modo più chiaro e ordinato. All’interno dello stesso sistema di pesca il cedente potrà trasferire fino al 50 per cento della propria quota individuale, sempre previa autorizzazione della Direzione generale. Tra sistemi diversi, invece, il trasferimento sarà possibile solo in casi specifici: quando le unità appartengano allo stesso proprietario o armatore, oppure quando operino all’interno della stessa Organizzazione di produttori. Per la piccola pesca costiera il perimetro si restringe ulteriormente: gli accordi potranno avvenire solo con le unità abilitate nei segmenti previsti e appartenenti alla stessa O.P., mentre resteranno esclusi i passaggi con la circuizione e con la tonnara fissa. È la dimostrazione che il Ministero ha voluto ampliare l’accesso senza compromettere l’equilibrio generale del sistema.
Accanto al tema delle quote, il decreto insiste anche su un altro punto decisivo: il controllo del prodotto e della sua tracciabilità. Ogni esemplare di tonno rosso sbarcato dovrà essere contrassegnato con un sigillo di garanzia recante l’emblema dello Stato, apposto dall’Autorità marittima al momento dello sbarco e collegato al documento elettronico di cattura e al peso del singolo esemplare. Non è soltanto un adempimento formale. È una misura che rafforza la trasparenza della filiera, tutela la legalità commerciale e protegge un prodotto il cui valore economico impone verifiche rigorose in ogni fase. Nello stesso quadro si inserisce anche il divieto di sbarcare o trasbordare tonno rosso in porti diversi da quelli designati.
Il provvedimento interviene inoltre sulla pesca sportiva e ricreativa, confermando la finestra temporale dal 16 giugno al 14 ottobre e consentendo per tutto l’anno la tecnica del catch and release. Anche qui la logica resta quella di una disciplina che non lascia margini di ambiguità: una volta esaurito il contingente attribuito alla pesca sportiva, l’attività potrà proseguire solo con rilascio dell’esemplare vivo. In parallelo, il decreto conferma il sistema dei controlli antimafia, che interesserà integralmente circuizione, palangaro e tonnara fissa, mentre per la piccola pesca costiera al di sotto di una determinata soglia economica la verifica sarà effettuata a campione. È il segno di un’impostazione che tiene insieme accesso, controllo e responsabilità.
Se il decreto sul tonno rosso racconta il tentativo di bilanciare continuità, apertura e filiera, quello sui piccoli pelagici descrive una gestione ancora più puntuale, soprattutto nel bacino adriatico. Qui il 2026 si muove dentro una logica di forte cautela. Per tutti i pescherecci che praticano la pesca attiva di acciughe e sardine nel Mediterraneo resta il limite medio di 20 giornate di pesca al mese, con un massimo di 180 giornate nell’arco dell’anno solare. È una soglia che conferma la volontà di non separare mai lo sforzo di pesca dalla necessità di contenere la pressione sugli stock.
L’Adriatico è però il cuore operativo del provvedimento. In quest’area il fermo settimanale obbligatorio di 48 ore viene definito con precisione. Per la circuizione scatterà dalle 17 del venerdì alle 17 della domenica, oppure in alternativa dalle 17 del sabato alle 17 del lunedì. Per il sistema volante andrà invece dalle 00 del sabato alle 00 del lunedì. È prevista anche la possibilità di recuperare le giornate perse a causa del maltempo o della scarsa visibilità legata alle fasi lunari, purché vi sia una comunicazione preventiva all’Autorità marittima del porto base. È una previsione che prova a tenere insieme la rigidità della regola e la concretezza della vita in mare, dove le condizioni operative non sono mai del tutto prevedibili.
C’è poi un altro elemento destinato a incidere in modo diretto sul lavoro delle flotte: la distanza dalla costa. Dal 1° aprile al 31 dicembre 2026, per le unità superiori ai 12 metri sarà vietata la pesca dei piccoli pelagici entro le 4 miglia dalla costa nell’areale compreso tra Monfalcone e Gallipoli. È una misura che modifica concretamente la geografia operativa della pesca in Adriatico e che risponde all’esigenza di ridurre la pressione su aree particolarmente sensibili.
Ma il capitolo più delicato, per chi conosce davvero il ritmo biologico del mare, è quello delle chiusure spazio-temporali pensate per proteggere le aree di crescita e riproduzione di acciughe e sardine. Qui il decreto entra nel dettaglio con una scansione territoriale molto precisa. Per le acciughe, la circuizione si fermerà in settembre nell’area tra Trieste e Monfalcone e in maggio da Venezia a Gallipoli; il sistema volante seguirà invece calendari differenziati, tra agosto e settembre, a seconda dei compartimenti. Per le sardine, la circuizione osserverà il fermo nel mese di marzo da Trieste a Gallipoli, mentre il volante sarà sottoposto a finestre diverse in funzione delle zone, distribuite tra il periodo dicembre-gennaio, marzo e ottobre. Non è solo una questione di date. È il tentativo di costruire una gestione che tenga conto della geografia reale degli stock e delle specificità operative delle singole aree.
Presi insieme, i due decreti restituiscono l’immagine di una pesca italiana sempre più amministrata per segmenti, per aree, per limiti operativi e per strumenti di controllo. Da un lato c’è il tonno rosso, dove il Ministero prova a mantenere l’ossatura consolidata del sistema aprendosi però, con prudenza, alla piccola pesca costiera. Dall’altro ci sono acciughe e sardine, dove la tutela biologica degli stock si traduce in una regolazione sempre più dettagliata delle giornate di pesca, dei fermi, delle distanze dalla costa e delle finestre di chiusura. È una linea che può essere letta in modi diversi, ma che appare coerente: non lasciare che la sostenibilità resti una parola astratta, traducendola invece in vincoli operativi misurabili.
Per chi lavora ogni giorno in mare, il 2026 non è dunque soltanto l’anno di una nuova scansione amministrativa. È un passaggio in cui conteranno ancora di più organizzazione, capacità di adattamento e conoscenza delle regole. Ed è forse proprio questo il punto più vero che emerge dalla lettura dei due decreti: oggi la pesca non si gioca più soltanto sulla cattura, ma nella capacità di restare dentro un sistema complesso, dove la risorsa, il mercato e la norma o trovano un equilibrio comune, oppure finiscono per mettere in crisi l’intero comparto.

Cosa sapere
Qual è la quota totale di tonno rosso assegnata all’Italia per il 2026?
Il contingente nazionale è di 6.182,610 tonnellate per ciascuna delle annualità 2026, 2027 e 2028, assegnato dall’Unione Europea in base al regolamento UE 2026/249.
Cos’è la Piccola Pesca Costiera SSCF e come accede alle quote di tonno rosso?
È un segmento di flotta introdotto in via sperimentale per il 2026, composto da imbarcazioni con lunghezza fuori tutto inferiore a 12 m, battute inferiori alle 24 ore e tecniche selettive. Le unità SSCF-A ottengono 1,5 t ciascuna, le SSCF-B 1 t ciascuna.
Quante giornate di pesca sono consentite per i piccoli pelagici in Adriatico nel 2026?
I pescherecci attivi sui piccoli pelagici non possono superare in media 20 giornate al mese e 180 giornate nell’anno solare. Le unità circuizione autorizzate al tonno rosso non possono effettuare più di 20 giornate sui piccoli pelagici.
Qual è il divieto di pesca entro 4 miglia dalla costa in Adriatico?
Dal 1° aprile al 31 dicembre 2026, le navi con lunghezza fuori tutto superiore a 12 metri non possono pescare piccoli pelagici entro 4 miglia dalla costa nell’areale compreso tra Monfalcone e Gallipoli (GSA 17 e 18).
È possibile trasferire le quote individuali di tonno rosso?
Sì, all’interno dello stesso sistema di pesca fino al 50% della quota del cedente, previa autorizzazione della Direzione Generale. Tra sistemi diversi solo in casi specifici: stesso proprietario (fino al 100%) o stessa Organizzazione di Produttori (fino al 50%).
Quando è consentita la pesca sportiva del tonno rosso?
La pesca sportiva/ricreativa è consentita dal 16 giugno al 14 ottobre con apposita autorizzazione. La tecnica del catch and release è sempre consentita durante tutto l’anno.
Quali sono i periodi di fermo per le acciughe in Adriatico?
Per la circuizione: settembre (Trieste–Monfalcone) e maggio (Venezia–Gallipoli). Per il sistema volante: agosto (Trieste–Rimini e S. Benedetto–Gallipoli) e settembre (Pesaro–Ancona).
Quali filiere produttive hanno ricevuto quote premiali di tonno rosso?
Nove filiere hanno ricevuto ciascuna 17 tonnellate di quota premiale: Tonno rosso del Mediterraneo by tonnieri italiani, Tonno lilybetano, APTT, Tonno Don Diego, Tonno rosso ikejime – Italian Quality, Due mari, Tonno filiera italiana, Tonno rosso Pi.Pe.Pa. e Tonno rosso d’Italia.











