Le esportazioni vietnamite di tilapia hanno raggiunto 69 milioni di dollari nel primo semestre 2026, il 67% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. A trainare la crescita è soprattutto il Brasile, che con circa 35 milioni di dollari assorbe ormai metà del valore esportato. Un risultato importante, ma che rende altrettanto urgente ampliare la presenza su più mercati e ridurre l’esposizione alle oscillazioni di un singolo sbocco commerciale.
Il +67% delle esportazioni racconta una tilapia vietnamita in forte espansione. Ma dietro il dato più evidente ce n’è un altro che merita forse maggiore attenzione: circa un dollaro su due arriva oggi dal Brasile.
Nei primi sei mesi del 2026 il Vietnam ha esportato tilapia per 69 milioni di dollari. Il mercato brasiliano ne ha assorbiti circa 35 milioni, diventando il principale sbocco commerciale. Gli Stati Uniti, al contrario, si sono fermati intorno ai 17 milioni di dollari, registrando una flessione del 35% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
La crescita, quindi, è forte ma non uniforme. Soprattutto, sta modificando rapidamente la geografia commerciale di una filiera che punta a raggiungere 250-350 milioni di dollari di esportazioni entro il 2030.
Il Brasile traina l’export, ma aumenta il rischio di concentrazione
Per i produttori vietnamiti la penetrazione sul mercato brasiliano rappresenta un risultato rilevante. Generare circa 35 milioni di dollari in sei mesi significa aver trovato uno sbocco capace di sostenere concretamente l’espansione del settore.
Proprio questa rapidità, però, impone una lettura più prudente.
Quando metà del valore esportato dipende da un solo Paese, qualsiasi variazione nelle condizioni di accesso al mercato può avere effetti immediati sull’intera filiera. VASEP richiama l’attenzione su controlli tecnici, misure fiscali adottate in alcune aree del Brasile e su un quadro commerciale che presenta ancora elementi di incertezza.
Il successo brasiliano, quindi, non può essere considerato un punto di arrivo. Un grande mercato può sostenere la crescita, ma una dipendenza eccessiva può trasformarlo rapidamente in un fattore di vulnerabilità.
Il rallentamento di giugno invita alla cautela
Un primo segnale arriva dall’andamento mensile.
A giugno le esportazioni vietnamite di tilapia sono scese a circa 7 milioni di dollari, il 32% in meno rispetto allo stesso mese del 2025. Anche gli Stati Uniti hanno rallentato sensibilmente, con vendite intorno ai 3 milioni di dollari e una contrazione del 61%.
Il dato non ridimensiona il risultato del semestre, ma ricorda quanto velocemente possano cambiare le condizioni di mercato.
Scorte accumulate, pressione competitiva, prezzi, politiche commerciali e capacità degli importatori di assorbire prodotto possono modificare gli ordini in tempi brevi. Per una filiera fortemente orientata all’export, quindi, la solidità non dipende soltanto dall’aumento delle vendite, ma dalla capacità di distribuirle su più destinazioni.
La vera sfida è allargare la mappa commerciale
Il Vietnam sta già cercando nuovi spazi.
Accanto a Brasile e Stati Uniti, nel primo semestre sono cresciuti mercati come Arabia Saudita, Repubblica Dominicana e Belgio, mentre VASEP individua ulteriori opportunità nell’Unione Europea, in Medio Oriente, Canada, Australia e in diversi Paesi asiatici.
È qui che la strategia per il 2030 diventa più interessante.
Non basta aumentare la produzione di tilapia. Per sostenere esportazioni comprese tra 250 e 350 milioni di dollari, il settore dovrà costruire una presenza internazionale sufficientemente diversificata da assorbire le oscillazioni dei singoli mercati.
La strategia indicata da VASEP prevede infatti una filiera più organizzata, certificata e tracciabile, ma anche una maggiore capacità di adattare il prodotto alle esigenze delle diverse destinazioni.
Mercati diversi richiedono strategie diverse
Diversificare non significa soltanto vendere lo stesso prodotto in un numero maggiore di Paesi.
Ogni mercato richiede caratteristiche differenti per formato, servizio, certificazioni, prezzo e destinazione d’uso. Il recente ingresso della tilapia vietnamita nel segmento sushi e sashimi in Giappone ha già mostrato come il Vietnam stia cercando spazi commerciali diversi da quelli dei grandi mercati di volume.
È proprio questa complementarità a rendere più solida la strategia.
Il Brasile dimostra che il Vietnam può conquistare rapidamente un grande mercato. Il Giappone mostra invece la possibilità di presidiare segmenti più selettivi e con requisiti specifici. Tenere insieme queste due direzioni significa ridurre l’esposizione a un singolo sbocco e costruire una presenza internazionale più equilibrata.
Il +67% del primo semestre resta un risultato importante, ma non è ancora la misura definitiva del successo.
La vera prova sarà capire se il Vietnam riuscirà a trasformare questa accelerazione in una struttura commerciale più ampia e resistente, nella quale la crescita della tilapia non dipenda in modo eccessivo dalle scelte di un solo mercato.













