Il mercato internazionale del surimi di pollock d’Alaska entra in una fase di forte tensione. Nella seconda campagna produttiva dell’anno, indicata come stagione B, al 25 luglio la produzione statunitense di surimi risultava inferiore del 41% rispetto allo stesso periodo del 2025. Non perché sia diminuito nella stessa misura il pollock disponibile, ma perché i trasformatori stanno privilegiando i filetti, oggi più remunerativi. In Giappone il Grade A, una delle classificazioni commerciali utilizzate per il surimi, ha così superato per la prima volta 700 yen/kg CFR. La pressione sui prezzi interessa già anche Corea del Sud ed Europa.
Il record giapponese nasce dalle scelte dei trasformatori
Il dato più immediato arriva dal Giappone. Nelle trattative per le forniture della seconda parte del 2026, il surimi di pollock d’Alaska ha registrato aumenti nell’ordine del 25-35% rispetto alla campagna precedente. Per il prodotto classificato come Grade A il prezzo ha superato per la prima volta 700 yen al chilogrammo CFR Giappone, cioè con costo e trasporto fino al porto di destinazione inclusi.
Il record, tuttavia, va letto correttamente. È un massimo espresso in yen, non in dollari. Con un cambio intorno a 160 yen per dollaro, il valore equivale a circa 4,4 dollari/kg e rimane inferiore ai picchi raggiunti in valuta statunitense nelle fasi di forte tensione del 2008 e del 2022.
Il cambio spiega però soltanto una parte della dinamica. La vera origine del rincaro è a monte.
Durante la prima campagna produttiva del 2026 la produzione di surimi in Alaska era già diminuita del 10% su base annua. Nella seconda, al 25 luglio, il calo aveva raggiunto il 41%.
È un dato che richiede attenzione: non significa che il pescato di pollock sia crollato del 41%. Significa che una quota sensibilmente minore del pesce lavorato viene trasformata in surimi.
Stagione B e Grade A: due cose diverse
Nel mercato del pollock ricorrono spesso espressioni che, per chi non segue quotidianamente il settore, possono generare confusione.
La stagione B indica la seconda campagna annuale di pesca e lavorazione del pollock nel Mare di Bering, successiva alla stagione A. È quindi un riferimento temporale: serve a identificare il periodo in cui la materia prima viene pescata e trasformata.
Il Grade A, invece, riguarda il prodotto. È una delle classificazioni commerciali utilizzate nelle contrattazioni del surimi, insieme ad altre sigle come KA e RA.
In altre parole, stagione B indica quando viene prodotto il surimi; Grade A identifica la categoria commerciale negoziata.
È proprio il Grade A contrattato per le forniture della stagione B 2026 ad avere oltrepassato la soglia dei 700 yen/kg in Giappone.
Il pollock vale di più come filetto e il surimi perde materia prima
È qui che la vicenda assume un significato più ampio del semplice aumento delle quotazioni.
Il pollock d’Alaska può alimentare diverse produzioni: filetti, surimi e altre lavorazioni. Quando cambia la redditività relativa di questi prodotti, cambia anche il modo in cui l’industria utilizza il pesce disponibile.
Nel 2026 i trasformatori dell’Alaska stanno privilegiando in particolare i filetti PBO, acronimo di pin-bone out, cioè filetti dai quali vengono rimosse le lische intramuscolari. Nelle attuali condizioni di mercato questa lavorazione risulta più interessante sotto il profilo economico e finisce quindi per competere direttamente con il surimi per la stessa materia prima.
A rafforzare questa tendenza contribuisce anche la taglia mediamente più contenuta del pesce. Con esemplari più piccoli diventa meno efficiente ottenere contemporaneamente filetti e surimi dallo stesso processo produttivo. Quando è necessario scegliere quale lavorazione privilegiare, il margine economico assume inevitabilmente un peso maggiore.
È questo il vero punto di svolta: il surimi non deve soltanto fare i conti con la quantità di pollock disponibile, ma deve competere con altri prodotti per assicurarsene una quota sufficiente.
Anche la Russia sta contribuendo a restringere l’offerta internazionale. Parte dei produttori sta indirizzando maggiori volumi verso filetti PBO e prodotto H&G, vale a dire pesce decapitato ed eviscerato, due destinazioni che riducono ulteriormente la materia prima disponibile per il surimi.
La pressione arriva anche all’Europa
Il Giappone rende particolarmente visibile il fenomeno, ma il problema è ormai internazionale. I prezzi negoziati per le forniture destinate a Corea del Sud ed Europa sono aumentati di circa 0,75-1 dollaro/kg rispetto alla prima parte dell’anno.
Per il mercato europeo non si tratta quindi di una tensione lontana.
L’Unione europea dispone di un’importante industria di trasformazione, ma resta fortemente dipendente dalle forniture estere. Un recente approfondimento di EUMOFA sul mercato europeo del surimi evidenzia il peso delle importazioni e il ruolo centrale del pollock d’Alaska nell’approvvigionamento comunitario.
La pressione può quindi trasferirsi rapidamente lungo la filiera: prima sugli importatori, poi sui trasformatori e infine sui produttori di preparazioni a base di surimi.
La ricerca di origini alternative è già parte delle strategie di approvvigionamento europee. La crescita delle forniture asiatiche, osservata anche nel caso del surimi vietnamita destinato al mercato europeo, mostra come la competizione tra aree produttive stia diventando sempre più rilevante.
Le nuove spedizioni della stagione B dovrebbero iniziare ad arrivare nei porti giapponesi tra fine agosto e settembre. Sarà allora che i nuovi livelli di costo inizieranno a trasferirsi con maggiore evidenza lungo la catena industriale.
Ma nei prossimi mesi il dato da seguire non sarà soltanto il prezzo.
La variabile decisiva sarà quanta parte del pollock disponibile i trasformatori sceglieranno di destinare al surimi rispetto ai filetti e alle altre lavorazioni. Perché oggi l’equilibrio del mercato dipende sempre meno soltanto da quanto pesce viene catturato e sempre più da quanto vale ciò che l’industria può ricavare da ogni singolo pesce.
Se i filetti continueranno a garantire margini superiori, il surimi dovrà competere sempre più duramente per assicurarsi materia prima. È questa, più del record dei 700 yen, la dinamica che può ridisegnare il mercato nei prossimi mesi.













