Più tracciabilità, controlli più efficaci e gestione della pesca basata sulla scienza, ma senza trasformare la sostenibilità in nuova burocrazia. È la linea indicata dal Market Advisory Council (MAC) alla Commissione europea in vista del COFI 37 della FAO, in programma a Roma dal 7 all’11 settembre. Tra le priorità: standard internazionali condivisi, interoperabilità dei sistemi digitali e obblighi proporzionati alla capacità degli operatori.
Il punto non è moltiplicare gli adempimenti. È fare in modo che dati e controlli funzionino meglio.
Nelle raccomandazioni inviate alla Commissione europea, il MAC chiede all’UE di sostenere una gestione più sostenibile delle risorse marine mantenendo insieme competitività, sicurezza alimentare e continuità delle catene globali di approvvigionamento.
Per la filiera seafood significa soprattutto una cosa: aumentare trasparenza e capacità di controllo senza aggiungere costi e complessità inutili.
Tracciabilità: raccogliere i dati non basta, devono poter viaggiare
La tracciabilità dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura è uno dei nodi centrali del documento.
Il MAC chiede alla FAO di promuovere standard armonizzati per la raccolta e lo scambio delle informazioni, anche attraverso CTE, Critical Tracking Events, e KDE, Key Data Elements.
Dietro le sigle c’è un principio semplice: stabilire quando un’informazione deve essere registrata e quali dati devono accompagnare il prodotto lungo la filiera.
Il problema nasce quando quei dati non riescono a passare da un sistema all’altro.
Una partita di prodotto ittico può attraversare Paesi, stabilimenti, importatori, distributori e autorità diverse. Se piattaforme e formati non comunicano, restano duplicazioni, inserimenti manuali e possibilità di errore.
L’interoperabilità diventa quindi una questione economica oltre che tecnica.
CATCH è il banco di prova
Il sistema europeo CATCH rende il problema particolarmente evidente.
Il MAC sostiene una maggiore diffusione internazionale dei sistemi digitali di documentazione delle catture, ma insiste sulla necessità di renderli interoperabili.
È lo stesso nodo che emerge nell’applicazione della tracciabilità digitale legata a CATCH: trasferire un documento dalla carta allo schermo serve a poco se le informazioni devono poi essere nuovamente lette e inserite a mano.
La vera semplificazione arriva quando un dato già disponibile può essere riutilizzato lungo la catena senza essere ricostruito a ogni passaggio.
Lo stesso principio vale per il contrasto alla pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (INN). Il MAC chiede di rafforzare l’Accordo sulle misure dello Stato di approdo e migliorare lo scambio digitale delle informazioni sulle catture.
L’obiettivo è rendere più efficace il controllo del prodotto illegale senza rallentare quello conforme.
Sostenibilità e mercato devono restare compatibili
Il MAC invita l’UE a continuare a sostenere una gestione della pesca fondata sulle migliori conoscenze scientifiche disponibili, rafforzando cooperazione internazionale e organizzazioni regionali di gestione della pesca.
Tra le priorità figurano anche adattamento ai cambiamenti climatici, governance, sicurezza alimentare e attuazione del Codice di condotta FAO per una pesca responsabile.
Il quadro è quello della Blue Transformation della FAO, orientata verso sistemi acquatici più sostenibili, resilienti ed efficienti.
Ma il MAC richiama anche il ruolo del commercio internazionale, considerato essenziale per garantire disponibilità di prodotto e tenuta delle catene di approvvigionamento. Da qui il sostegno a regole commerciali trasparenti e all’attuazione dell’accordo WTO sui sussidi alla pesca, accompagnata da assistenza tecnica ai Paesi con minori capacità amministrative.
Per i piccoli operatori conta la proporzionalità
Il tema diventa ancora più delicato per pesca artigianale e acquacoltura di piccola scala.
Un nuovo obbligo digitale può essere facilmente assorbito da una grande organizzazione e risultare molto più oneroso per un’impresa con pochi addetti.
Per questo il MAC chiede che tracciabilità, raccolta dei dati e requisiti di sostenibilità siano calibrati sulla capacità reale degli operatori.
È qui che il documento trova il suo punto più concreto: una tracciabilità migliore non deve essere una tracciabilità più complicata.
Se dati e sistemi riusciranno a comunicare, controlli e conformità potranno diventare più efficienti. Se invece le stesse informazioni continueranno a essere richieste attraverso strumenti e formati diversi, il rischio sarà soltanto quello di digitalizzare la burocrazia.













