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Il Mediterraneo che cambia: nuove specie ittiche e un mare sempre più tropicale

Uno studio del IEO-CSIC rivela un’accelerazione nella tropicalizzazione del bacino occidentale, con implicazioni dirette per l’intera filiera ittica

Alice Giacalone by Alice Giacalone
23 Giugno 2025
in In evidenza, News, Pesca, Sostenibilità
tropicalizzazione del Mar Mediterraneo

Lo sguardo scientifico lanciato dal recente studio di Davinia Torreblanca e José Carlos Báez, ricercatori del Instituto Español de Oceanografía (IEO-CSIC), è netto e inquietante: le acque del Mediterraneo occidentale, in particolare nella zona dello Stretto di Gibilterra e del Mar di Alborán, stanno registrando un incremento significativo nella presenza di specie ittiche tipiche di climi tropicali. Un processo definito tropicalizzazione del Mar Mediterraneo, che sta riscrivendo – e riscaldando – le coordinate biologiche del nostro mare.

Il lavoro, pubblicato il 3 giugno 2025 sul Journal of Marine Science and Engineering, si basa sull’analisi comparata delle preferenze termiche delle nuove specie registrate nelle acque spagnole rispetto a quelle storicamente presenti. Il risultato più eclatante riguarda l’area ESAL (Stretto di Gibilterra e Mar di Alborán), dove i nuovi arrivi mostrano preferenze termiche superiori di oltre 6 °C rispetto alle specie già note. Un dato che parla chiaro: qualcosa sta cambiando velocemente.

Le implicazioni per la filiera ittica sono profonde. In primo luogo, l’arrivo di specie termofile — come il pesce leone (Pterois miles), lo sgombro tropicale o il pesce pappagallo — porta con sé nuovi equilibri trofici, interazioni sconosciute, sfide gestionali e commerciali. In secondo luogo, come evidenziato dagli autori, la tropicalizzazione non è uniforme: se nella fascia LEBA (Levante-Baleari) l’effetto è ancora contenuto, nell’area ESAL si avvicina a una vera trasformazione ecologica.

A rendere più complesso il quadro, la sovrapposizione con altri fattori: l’invasione della macroalga Rugulopteryx okamurae, l’impatto del traffico marittimo, l’aumento del turismo costiero e l’inquinamento crescente. A questi si sommano i cambiamenti climatici globali, che rendono sempre più calde, stratificate e soggette a eventi estremi le acque superficiali mediterranee.

Torreblanca e Báez suggeriscono tre meccanismi principali alla base dei nuovi avvistamenti: migrazione naturale favorita dal riscaldamento, introduzione antropica (trasporto marittimo, acquacoltura), e identificazione tardiva di specie già presenti ma sfuggite alla classificazione per via del comportamento criptico. Per gli operatori della filiera, questo significa una sola cosa: serve un aggiornamento costante e proattivo delle conoscenze, delle tecniche di monitoraggio e delle strategie di adattamento.

L’impatto potenziale sulla pesca, sull’acquacoltura, sulla trasformazione e persino sulla logistica è tutt’altro che trascurabile. Nuove specie possono diventare risorsa — come accaduto in altri mari — ma solo se gestite con visione. Al contrario, senza strumenti adeguati, potrebbero minacciare habitat, risorse tradizionali e mercati consolidati.

Il Mediterraneo non è più quello di ieri. La sua identità biologica sta evolvendo sotto la spinta di forze climatiche e antropiche che travalicano i confini nazionali. La capacità della filiera di leggere, interpretare e reagire a questi segnali sarà decisiva per garantirsi un futuro competitivo e sostenibile in un contesto ambientale in rapido mutamento.

Il processo di tropicalizzazione nel Mediterraneo, reso evidente dallo studio spagnolo, non è più ipotesi scientifica ma fenomeno in atto. Per la filiera ittica mediterranea è il momento di prendere atto dei segnali e trasformare l’incertezza in strategia.

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Tags: Alboranbiodiversità marinacambiamenti climaticiClimafiliera itticaMediterraneopesci tropicalispecie ittiche
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Alice Giacalone

Alice Giacalone

Autrice Pesceinrete Alice Giacalone scrive per Pesceinrete occupandosi di attualità, imprese, mercati e scenari della filiera ittica. Nei suoi contributi segue l’evoluzione del settore seafood con attenzione ai temi che incidono sul lavoro degli operatori, dalla pesca all’acquacoltura, dalla sostenibilità alle dinamiche commerciali.

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