Gli acidi grassi essenziali sono lipidi e appartengono a due famiglie: gli omega 3 e gli omega 6. Si chiamano essenziali perché devono essere introdotti necessariamente con la dieta.
I cibi che ne sono fonti rilevanti sono primariamente i prodotti della pesca (meglio se selvatici catturati in mare per la loro alimentazione a base di fitoplancton) in particolare l’olio di pesce, il pesce azzurro e quello semigrasso; sgombro, salmone, storione, acciughe, sardine, aringhe, tonno. Fonti di omega 3 sono anche le alghe, i semi e la frutta oleosa.
Gli acidi grassi essenziali svolgono funzioni fondamentali per l’organismo, pertanto la loro carenza o l’alterato equilibrio tra di essi possono avere effetti dannosi.
Essi costruiscono le membrane delle cellule e bilanciano la produzione degli ormoni coinvolti nei processi infiammatori (eicosanoidi) e questo determina l’esplicazione delle seguenti funzioni:
- Supporto e protezione del sistema nervoso da patologie quali Morbo di Parkinson, Alzheimer e demenza senile. Inoltre, mediando l’infiammazione cerebrale sembrano coinvolti nella riduzione dell’insorgenza di disturbi dell’umore come la depressione.
- Ottimizzazione dello sviluppo embrionale e della crescita del feto durante la gravidanza.
Si è sempre ritenuto inoltre che favorissero l’equilibrio metabolico riducendo parametri come pressione arteriosa, colesterolemia, trigliceridemia e glicemia e pertanto la tutela del cuore e del cervello dalle patologie vascolari (aterosclerosi, trombi ed emboli).
Tuttavia, recenti studi hanno dimostrato che non è solamente l’integrazione di omega 3 a prevenire gli eventi cardiovascolari ma in un contesto più ampio una dieta mediterranea, con un buon apporto di pesce, e il mantenimento di un peso adeguato mediante attività fisica costante.
Secondo i Livelli di Assunzione di Riferimento per i Nutrienti (LARN) l’apporto di omega 3 della serie EPA e DHA (i più importanti) dovrebbe essere per adulti e anziani di 250 mg, con l’aggiunta di 100 mg di DHA in bambini ed adolescenti, rappresentando quindi tra 0.5-2% dell’energia giornaliera.
Dott.ssa Carolina Mantero










