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Tempesta Harry, la pesca conta i danni nel Sud Italia

Dopo la tempesta, fermo flotta, porti in difficoltà e perdite economiche stimabili fino a 40 milioni di euro per il comparto ittico

Tiziana Indorato by Tiziana Indorato
23 Gennaio 2026
in In evidenza, News, Pesca
Storm Harry hits Southern Italy’s fishing sector: first damage estimates emerge

Storm Harry hits Southern Italy’s fishing sector: first damage estimates emerge

La tempesta Harry, che tra il 19 e il 21 gennaio 2026 ha colpito con particolare intensità il Sud Italia, ha lasciato conseguenze rilevanti anche sul comparto ittico. A pochi giorni dall’evento, con l’emergenza in fase di rientro e le attività tornate gradualmente operative, è già possibile delineare un primo bilancio dell’impatto sulla pesca professionale, basato sulle valutazioni diffuse dalle principali organizzazioni di rappresentanza e sulle criticità segnalate dalle marinerie nei territori più esposti.

Sicilia, Calabria e Sardegna risultano tra le aree maggiormente interessate, investite da una combinazione di venti di burrasca, mareggiate e precipitazioni persistenti che ha reso impraticabile il mare per più giorni e ha imposto il fermo delle flotte. Per molte marinerie lo stop non è coinciso soltanto con la durata del maltempo: in diversi casi, le condizioni di porti e approdi hanno rallentato la ripresa anche dopo l’attenuazione dei fenomeni, con accessi ostruiti, fondali alterati e aree operative compromesse.

Secondo una prima stima nazionale di Confcooperative Fedagripesca, i danni complessivi per il settore della pesca si collocano nell’ordine delle decine di milioni di euro, fino a 40 milioni. La valutazione comprende il costo del fermo forzato della flotta, i danni a imbarcazioni e attrezzature, le criticità infrastrutturali riscontrate in diversi porti e i mancati guadagni legati alla riduzione dell’attività. Un quadro che restituisce l’impatto economico di un evento estremo su un comparto già caratterizzato da costi di gestione elevati e margini operativi contenuti.

In Sicilia l’impatto è stato particolarmente evidente lungo i tratti costieri più esposti e nelle isole minori, dove il mare ha superato le banchine mettendo sotto stress ormeggi e strutture. In diversi scali l’accumulo anomalo di posidonia e detriti ha reso difficoltose le manovre e, in alcuni casi, ha ostacolato l’accesso o l’uscita delle imbarcazioni. Segnalazioni di criticità analoghe arrivano anche dalla costa ionica calabrese e dalla Sardegna, soprattutto nei settori orientali e meridionali, dove mareggiate e vento hanno danneggiato infrastrutture portuali e aree di servizio essenziali per la pesca costiera.

L’impatto della tempesta, tuttavia, non si misura soltanto in termini di riparazioni. La riduzione improvvisa dell’offerta di prodotto fresco, determinata dai giorni di inattività e dalle difficoltà operative in alcuni porti, ha inevitabilmente inciso sulla filiera, dai mercati locali alla logistica. In queste condizioni la perdita non è solo il mancato incasso giornaliero: è anche la difficoltà di recuperare continuità commerciale nel brevissimo periodo, soprattutto per le realtà più piccole, più esposte alla variabilità del mare e meno attrezzate a sostenere interruzioni prolungate.

Il quadro complessivo dei danni attribuiti al ciclone Harry va oltre il comparto ittico e riguarda in modo trasversale infrastrutture, viabilità e attività produttive delle aree colpite. In questo scenario, la pesca emerge come uno dei settori più vulnerabili perché dipende in modo diretto dalla tenuta della catena “mare–porto–mercato”: quando una mareggiata rende inutilizzabile un approdo, anche il rientro del maltempo non basta a riattivare subito il lavoro.

È su questo punto che si concentrano oggi le richieste del settore. Le associazioni di categoria sollecitano ristori rapidi e interventi che consentano di ripristinare operatività e sicurezza: messa in sicurezza degli approdi, manutenzione dei fondali, ripristino degli ormeggi e procedure più rapide per liberare bacini e imboccature da detriti e accumuli. Il tema non riguarda soltanto la gestione dell’emergenza, ma la capacità di rendere più resistente un’infrastruttura essenziale per l’economia delle marinerie e per la disponibilità di prodotto sui mercati.

Harry, fortunatamente, non ha causato vittime e questo conferma il valore dei sistemi di allerta e prevenzione sul piano della sicurezza delle persone. Ma l’evento ha evidenziato con chiarezza la vulnerabilità economica e operativa della pesca quando si interrompe la continuità tra mare e porto. Per il comparto ittico del Sud, la sfida non è soltanto assorbire le perdite di questi giorni, ma ridurre il rischio che fenomeni analoghi si traducano, ogni volta, in un blocco produttivo e in un nuovo danno economico per armatori, equipaggi e intere comunità costiere.

Tags: Calabriaciclone HarryFedagripescamaltempopesca italianaporti peschereccisardegnasettore itticoSicilia
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Tiziana Indorato

Tiziana Indorato

Autrice Pesceinrete Tiziana Indorato scrive per Pesceinrete occupandosi di seafood, sostenibilità, mercati, innovazione e scenari internazionali. I suoi articoli seguono l’evoluzione della filiera ittica con attenzione ai cambiamenti ambientali, commerciali e regolatori che incidono sul lavoro delle imprese e sulla percezione del prodotto ittico.

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