Gli approvvigionamenti europei di pollock d’Alaska e merluzzo stanno cambiando per ragioni diverse. Le importazioni UE di pollock sono diminuite del 17% nel 2024 e sono tornate a crescere nei primi mesi del 2025; sul merluzzo, invece, un’offerta più stretta ha alimentato la pressione sui prezzi. Due dinamiche che incidono direttamente sulle scelte di importatori, trasformatori e buyer.
Pollock d’Alaska e merluzzo sono materie prime centrali per una parte rilevante dell’industria europea del congelato e dei prodotti trasformati. Nel pollock stanno cambiando soprattutto i flussi tra i grandi Paesi fornitori; nel merluzzo la riduzione della disponibilità si sta riflettendo con maggiore evidenza sui prezzi.
Per chi acquista il dato rilevante è concreto: costo, disponibilità e origine della materia prima devono essere valutati sempre più insieme, perché una variazione in uno dei grandi bacini di approvvigionamento può modificare rapidamente le condizioni di fornitura.
Il pollock d’Alaska cambia rotta verso l’Europa
Nel 2024 l’Unione europea ha importato 266.965 tonnellate di prodotti di pollock d’Alaska. I filetti congelati ne hanno rappresentato la parte dominante, con 217.144 tonnellate, pari all’81% dei volumi.
La struttura delle forniture è fortemente concentrata. Stati Uniti, Russia e Cina hanno rappresentato rispettivamente il 43%, 35% e 22% delle importazioni extra-UE in volume. In Europa, la Germania ha assorbito il 38% delle importazioni, seguita da Francia con il 21%, Paesi Bassi con il 12% e Polonia con l’11%.
Il peso della Germania è legato anche alla struttura industriale del mercato: il pollock viene ampiamente utilizzato per la produzione di filetti congelati, preparazioni impanate e fish fingers.
Nel 2024, tuttavia, le importazioni europee di pollock sono diminuite del 17% rispetto all’anno precedente, soprattutto per la riduzione delle spedizioni provenienti dalla Cina. Nei primi mesi del 2025 la tendenza si è invertita: i volumi sono aumentati del 16% e il valore di quasi il 20% rispetto allo stesso periodo del 2024.
Il Paese che esporta il filetto non indica sempre l’origine del pesce
Le statistiche commerciali raccontano solo una parte della catena. Nel pollock, in particolare, origine della materia prima e Paese di trasformazione possono non coincidere.
EUMOFA documenta il caso di pollock di origine russa lavorato in Cina prima di essere esportato verso l’Unione europea. Di conseguenza, una variazione delle importazioni europee provenienti dalla Cina non può essere automaticamente interpretata come una variazione equivalente dell’origine della materia prima.
Per buyer e importatori la distinzione è sostanziale. Provenienza commerciale, origine del pescato e luogo di trasformazione concorrono a definire tracciabilità, condizioni doganali e possibilità di diversificare le forniture.
I dati sul pollock e sull’evoluzione recente dei flussi sono disponibili presso l’Osservatorio europeo del mercato dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura (EUMOFA).
Sul merluzzo la pressione si trasferisce ai prezzi
Il merluzzo presenta una dinamica differente. Secondo il profilo EUMOFA basato su Eurostat-COMEXT, nel 2024 l’UE ha importato da Paesi terzi 313.825 tonnellate di prodotti di merluzzo considerando le categorie doganali incluse nell’analisi, riferite al merluzzo atlantico e ad altre specie di merluzzo.
Il 27% delle importazioni era costituito da prodotto intero congelato, il 23% da filetti congelati e il 16% da prodotto intero fresco. Norvegia, Russia e Islanda hanno fornito complessivamente quasi l’80% dei volumi importati.
È una concentrazione che assume particolare importanza in un mercato strutturalmente dipendente dalle forniture esterne. Il quadro più ampio è già evidente nei dati sulla dipendenza dell’Unione europea dalle importazioni ittiche: nel 2023 il tasso complessivo di autosufficienza UE per i prodotti della pesca e dell’acquacoltura era pari al 38,1%.
Sul merluzzo alla dipendenza dall’import si è aggiunta la riduzione della disponibilità. The EU Fish Market 2025 segnala che all’inizio del 2025 i prezzi hanno raggiunto 8,22 euro/kg, in presenza di una contrazione dell’offerta dell’8%.
I filetti congelati mostrano l’aumento nei principali mercati d’ingresso
La pressione emerge ancora più chiaramente osservando i prezzi dei filetti congelati importati da Paesi extra-UE.
Nei Paesi Bassi il prezzo medio è passato da 7,51 euro/kg nel 2024 a 8,04 euro/kg tra gennaio e settembre 2025. Nello stesso periodo di confronto, in Danimarca è aumentato da 8,29 a 9,09 euro/kg e in Svezia da 8,41 a 9,87 euro/kg.
Sono mercati particolarmente significativi perché Paesi Bassi, Danimarca e Svezia figurano tra i principali importatori europei di merluzzo. Il movimento dei prezzi mostra quindi in modo diretto come una disponibilità più limitata della materia prima possa riflettersi sulle condizioni di acquisto lungo la filiera.
Pollock e merluzzo descrivono così due pressioni diverse. Nel pollock cambiano i flussi e il peso delle diverse rotte di approvvigionamento; nel merluzzo l’offerta più stretta si manifesta soprattutto attraverso il prezzo.
Per gli operatori italiani, inseriti nello stesso mercato comunitario delle materie prime, la conseguenza è pratica: valutare un filetto significa considerare insieme prezzo, origine, disponibilità e affidabilità della fornitura. Non perché esista un’unica tendenza valida per tutto il mercato europeo, ma perché specie diverse stanno reagendo in modo diverso a equilibri internazionali che incidono direttamente sulle condizioni di acquisto.













