Dopo che nei mesi scorsi la Commissione PECH aveva confermato la proposta di Regolamento della Commissione Europea che istituisce il Piano di Gestione pluriennale per il Tonno Rosso nell’Atlantico Orientale e nel Mediterraneo, arriva anche l’accordo con il Consiglio e il Parlamento.
La risorsa, dopo un ventennio di misure restrittive particolarmente penalizzanti da un punto di vista economico per gli operatori, risulta oggi non più in sofferenza. La progressiva ricostituzione degli stock, resa possibile dalla drastica riduzione della pesca caratterizzata dal sistema delle quote, consente il passaggio da un piano di ricostituzione del tonno rosso a un piano pluriennale di gestione della risorsa sia nell’Atlantico che nel Mediterraneo.
Ha funzionato dunque la linea di gestione che ha privilegiato, sin qui, quella sostenibilità ambientale che ha determinato un aumento significativo della riserva e che oggi può assicurare al settore anche una certa sostenibilità sociale ed economica. Tutto ciò ha significato, per l’Italia e per gli altri paesi della Ue, un innalzamento dei TAC nazionali con maggiori opportunità di reddito per la categoria senza mai distogliere l’attenzione dalla salvaguardia degli ecosistemi.
Il piano di gestione pluriennale per il tonno rosso che entrerà in vigore a partire dai primi mesi del 2021, prevede innalzamenti dei livelli di pesca con regole meno rigide; una maggiore flessibilità per le catture accessorie; una proroga della stagione di pesca per eventi meteorologici straordinari; una burocrazia più snella e, cosa importantissima, l’allocazione di quota alla pesca artigianale.
“Questo piano deve essere considerato non un punto di arrivo, ma un nuovo, epocale inizio che rappresenta una enorme opportunità economica per la piccola pesca artigianale”. afferma Gennaro Scognamiglio presidente nazionale Unci Agroalimentare.
“Pur salvaguardando le consolidate posizioni dei grandi armatori che operano nel settore, viene fatta una importante concessione ai pescatori artigianali che, attraverso una nuova e obiettiva politica di distribuzione delle quote, possono accedere a nuove opportunità di reddito. La pesca al tonno rosso si conferma attività sostenibile: la pesca artigianale si basa su metodologie e mezzi selettivi a scarso impatto ambientale, garantendo reddito e occupazione”, prosegue Scognamoglio.
“Se nel recente passato il sistema delle quote ha imposto restrizioni e sacrifici agli operatori decretando probabilmente la fine della filiera del tonno rosso in Italia, è tempo di pensare al futuro e di dare nuovo slancio al settore. Nuovi input che rilancino una filiera tutta italiana che possa valorizzare non solo la grande industria ma anche l’artigianalità della pesca, capace di produrre eccellenze Made in Italy assolutamente competitive sui mercati internazionali. In queste contesto di filiera interamente italiana, vanno inquadrati anche i progetti che vedono il riavvio o la creazione ex novo di Farm destinate all’allevamento, capaci di produrre non solo tonno italiano, ma anche nuovi posti di lavoro”, aggiunge il presidente nazionale di Unci Agroalimentare.
“Rivolgendomi alle Istituzioni Europee, voglio sottolineare l’enorme importanza che riveste la salvaguardia dell’ambiente, soprattutto per la tutela della risorsa, ma è altrettanto importante assicurare la sopravvivenza del mestiere del pescatore. A tal proposito, come Associazione, chiediamo la disapplicazione del Piano West Med a causa della pandemia in corso che non solo ha bloccato la pesca ed i pescatori, ma anche quelli che dovevano essere i punti di forza della ricerca scientifica aggiornata al 2020”, ha concluso Scognamiglio.











