Il consumo di pesce torna a crescere: nella nuova ricerca firmata da Aquaculture Stewardship Council, condotta su 14.795 consumatori in 14 Paesi, gli intervistati dichiarano un aumento netto dei consumi del 2% rispetto al 2024. Cresce anche l’attenzione alla sostenibilità: il 78% sceglierebbe, a parità di altre caratteristiche, il prodotto considerato meno dannoso per le persone e per l’ambiente. Ma al momento dell’acquisto la sostenibilità viene citata spontaneamente solo dal 3% dei consumatori. Freschezza, gusto, salute e qualità restano quindi i fattori più immediati nella scelta del seafood.
Freschezza, salute e qualità stanno tornando al centro delle decisioni di acquisto del consumatore di prodotti ittici. La sostenibilità guadagna terreno, ma il nuovo quadro tracciato dalla ricerca ASC mostra soprattutto quanto sia importante collegarla ad attributi concreti e immediatamente riconoscibili del prodotto.
L’indagine è stata realizzata tra febbraio e marzo 2026 su 14.795 consumatori di seafood in 14 Paesi. I risultati più recenti sono stati presentati l’8 settembre durante il webinar ASC “Seafood Through the Consumer Lens: What’s Changed?”, seguito da oltre 200 partecipanti del settore.
Freschezza davanti al prezzo nelle scelte del consumatore
Dopo il calo emerso nella rilevazione del 2024, gli intervistati dichiarano complessivamente un aumento netto del 2% nel consumo di pesce e seafood. Negli Stati Uniti l’incremento dichiarato raggiunge il 12%.
Il gusto e il piacere di mangiare seafood restano la principale motivazione di consumo, indicata dal 31% degli intervistati. Seguono la salute con il 27% e i benefici nutrizionali con il 19%, due elementi che acquistano importanza rispetto al 2024.
Ancora più significativo è il cambiamento delle priorità al momento dell’acquisto. La freschezza viene citata spontaneamente dal 31% dei consumatori e supera il prezzo, indicato dal 27%. La qualità si colloca al terzo posto con il 15%.
Due anni fa il quadro era differente: il prezzo occupava la prima posizione con il 36%, seguito dalla tipologia e preparazione del pesce con il 18% e dalla freschezza con il 16%.
La dinamica assume particolare rilievo in un mercato mondiale nel quale il peso dell’allevamento continua a crescere. Come evidenziato nell’analisi sui nuovi equilibri dell’offerta ittica mondiale, nel 2024 la produzione globale di animali acquatici allevati ha raggiunto 103 milioni di tonnellate.
Sostenibilità, forte interesse ma ancora poco peso spontaneo
La ricerca registra contemporaneamente un aumento dell’attenzione verso la sostenibilità.
Entrambi gli indicatori utilizzati nell’indagine per misurare l’orientamento verso consumi sostenibili sono cresciuti di oltre 10 punti percentuali rispetto al 2024. Il 78% degli intervistati dichiara che, a parità di altre caratteristiche, sceglierebbe un prodotto considerato meno dannoso per le persone e per l’ambiente. Il 70% si dice interessato agli alimenti che riportano indicazioni di sostenibilità.
La distanza tra intenzione e comportamento emerge però quando la domanda è spontanea. Solo il 3% cita direttamente la sostenibilità tra i criteri utilizzati per scegliere il seafood. Quando il tema viene suggerito, la percentuale sale al 10%.
Il dato indica con chiarezza il punto di incontro tra sostenibilità e mercato: per il consumatore, gli attributi ambientali acquistano maggiore rilevanza quando dialogano con elementi già centrali nella scelta del prodotto, come freschezza, qualità, salute e sicurezza alimentare.
La certificazione indipendente rafforza la fiducia
Accanto ai criteri di acquisto, la ricerca analizza anche la credibilità delle informazioni sulla sostenibilità.
Il 21% degli intervistati indica le certificazioni indipendenti come fonte affidabile di informazioni sulla sostenibilità del seafood, quasi il doppio rispetto all’11% attribuito ai retailer e all’11% riconosciuto ai marchi del settore.
È un risultato che offre un’indicazione precisa a produttori, trasformatori, brand e distribuzione: la sostenibilità non sostituisce i tradizionali driver d’acquisto, ma la presenza di una certificazione indipendente può fornire al consumatore un elemento riconoscibile di verifica e fiducia.
La ricerca, commissionata da ASC e condotta dall’agenzia indipendente The Conversation Studio nell’ambito del programma biennale di consumer research dell’organizzazione, è illustrata sul sito ufficiale di Aquaculture Stewardship Council.
ASC primo tra i marchi di acquacoltura testati
Nella parte dell’indagine dedicata alle certificazioni per il seafood di allevamento, ASC registra i valori più elevati tra i marchi sottoposti ai consumatori.
Il 46% degli intervistati dichiara di riconoscere il marchio ASC, rispetto al 24% per BAP e al 19% per GGN. Tutti i sistemi analizzati aumentano il livello di riconoscimento rispetto alla precedente rilevazione, ma ASC registra l’incremento maggiore.
Anche sulla fiducia il risultato indicato dalla ricerca commissionata da ASC è netto: 66% per ASC, 47% per BAP e 46% per GGN.
Il marchio ASC viene inoltre associato alla sostenibilità dal 40% degli intervistati, alla qualità dal 38% e alla salute dal 24%. Per il nuovo marchio ASC i valori rilevati sono rispettivamente 38%, 40% e 24%.
Un ulteriore test condotto su 9.195 consumatori, attraverso il confronto diretto tra confezioni, ha rilevato per i prodotti con marchio ASC una maggiore percezione di affidabilità e una più alta propensione dichiarata all’acquisto rispetto alle altre certificazioni messe a confronto nello studio.
“Consumers aren’t choosing seafood based on sustainability alone, freshness, quality, taste and health remain fundamental”, ha spiegato Willem de Bruijn, Chief Commercial Officer di ASC.
La fotografia che emerge è quindi più articolata di una semplice crescita dell’attenzione ambientale. Il consumatore continua a scegliere innanzitutto sulla base delle caratteristiche concrete del seafood, ma attribuisce crescente valore alla sostenibilità quando questa è comprensibile, verificabile e sostenuta da una fonte ritenuta affidabile. È in questo spazio che la certificazione indipendente assume un peso sempre più rilevante nella relazione tra prodotto, mercato e consumatore.













