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Gerli a Barcellona, la filiera come scelta industriale e la richiesta di una visione più ambiziosa per l’Italia

Dalla pesca del tonno rosso nel Mediterraneo al polpo tra Marocco e Italia, fino alla scommessa dei fish burger nel retail: a Seafood Expo Global 2026 Giulio Gerli rilancia il tema della competitività italiana

Davide Ciravolo by Davide Ciravolo
23 Aprile 2026
in Aziende in evidenza, In evidenza, Mercati, News
Gerli a Barcellona per Seafood Expo Global

A Barcellona Gerli non porta soltanto dei prodotti. Porta soprattutto un modo preciso di stare nel settore ittico: presidiare la filiera, seguirne più passaggi possibile e presentarsi al mercato con una struttura che tiene insieme pesca, trasformazione e sviluppo commerciale. È questo il profilo che emerge dall’intervista rilasciata a Pesceinrete da Giulio Gerli nel corso dell’edizione 2026 di Seafood Expo Global.

Per l’azienda, la presenza alla fiera non ha il sapore dell’appuntamento di rappresentanza. Ha piuttosto il peso di un passaggio necessario. Gerli riconosce infatti a Barcellona il ruolo di piattaforma ormai consolidata per il seafood europeo e mondiale, un luogo in cui chi conta nella filiera si incontra, misura il posizionamento della propria impresa e verifica in tempo reale dove si sta muovendo il mercato. In questo senso, esserci non significa soltanto farsi vedere, ma ribadire il proprio posto dentro un sistema competitivo sempre più internazionale.

Nel racconto di Giulio Gerli c’è anche un altro aspetto che merita attenzione. L’azienda si presenta come una realtà che in circa trent’anni ha cercato di interpretare più anelli della catena del valore, senza fermarsi a una sola funzione. È una costruzione industriale che nasce da una storia familiare e che oggi prosegue con la seconda generazione. Questo dettaglio, nell’intervista, non è un elemento decorativo. Serve piuttosto a spiegare la continuità di un progetto imprenditoriale che ha scelto di crescere mantenendo una direzione precisa: controllare meglio il prodotto, seguirlo più da vicino e dare più solidità al rapporto con clienti e partner.

Tra gli asset indicati come centrali c’è il tonno rosso del Mediterraneo, che rappresenta uno dei riferimenti principali della parte legata alla pesca. A questo si aggiunge il lavoro sul polpo, sviluppato anche attraverso una presenza in Marocco, dove l’azienda dispone di una piccola flotta armatoriale e di due stabilimenti. È un passaggio importante perché aiuta a capire la logica complessiva del gruppo: non una presenza episodica sul mercato, ma una struttura che prova a collegare approvvigionamento, gestione del prodotto e organizzazione industriale.

Il quadro si completa in Italia, dove Gerli ha sviluppato anche la fase della trasformazione, in particolare con la cottura del polpo. Ed è proprio qui che il discorso si fa interessante per chi osserva il comparto con attenzione. In un mercato in cui la differenza non la fa più soltanto la disponibilità della materia prima, ma la capacità di lavorarla, standardizzarla e renderla coerente con le esigenze del cliente, presidiare la trasformazione significa rafforzare il proprio peso competitivo. Vuol dire spostarsi da una logica puramente commerciale a una logica di filiera strutturata.

Gerli a Barcellona per Seafood Expo Global (1)

Accanto a questa impostazione più tradizionalmente industriale, l’azienda sta spingendo anche su un segmento che guarda con maggiore decisione al consumo finale: quello dei fish burger. Giulio Gerli lo definisce, di fatto, una scommessa nel mondo retail del B2C. È forse il passaggio che racconta meglio la volontà di non restare fermi dentro modelli consolidati. I fish burger non vengono presentati come un semplice prodotto in gamma, ma come una linea che cerca spazio in un mercato dove praticità, formato e immediatezza contano sempre di più. È una scelta che prova a intercettare un consumatore diverso, o comunque modalità di acquisto e di consumo che oggi chiedono al pesce una maggiore facilità di accesso.

Quello che rende interessante l’intervista, però, è che il ragionamento non si ferma all’azienda. A un certo punto Giulio Gerli allarga il campo e usa la presenza a Barcellona per porre una questione che riguarda l’intero sistema italiano. Il punto, nella sua lettura, è chiaro: il comparto ittico nazionale non può accontentarsi del valore evocativo del Made in Italy se poi, sul piano della massa critica e della competitività, continua a scontare un ritardo rispetto ad altri Paesi. Gerli richiama in particolare il confronto con la Spagna e lo usa come indicatore di un divario che, a suo giudizio, impone una riflessione seria sugli investimenti necessari per far crescere la filiera.

È un passaggio che merita di essere letto con attenzione, perché sposta il discorso dal piano aziendale a quello strategico. Il messaggio è che il seafood italiano, per reggere davvero la competizione globale, ha bisogno di più di una somma di buone imprese. Ha bisogno di un sistema capace di accompagnarle. Nella visione espressa da Gerli, la sfida non può essere affrontata soltanto dai privati. Serve un rapporto più forte tra impresa e istituzioni, serve una visione di mercato più ampia e serve soprattutto la consapevolezza che l’identità italiana, da sola, non produce risultati se non viene sostenuta da investimenti reali e da una politica industriale più coerente con la dimensione internazionale del comparto.

In questo senso, la presenza di Gerli a Seafood Expo Global 2026 restituisce l’immagine di un’impresa che non usa la fiera solo per mostrare ciò che fa, ma anche per dire in quale direzione ritiene debba andare il settore. Da un lato c’è la concretezza della filiera, dal tonno rosso al polpo, fino alla trasformazione e alla linea dei fish burger. Dall’altro c’è una posizione netta sul futuro: per stare davvero al passo dei grandi player mondiali non basta esserci, bisogna crescere con più struttura, più investimenti e una visione condivisa.

Tags: Barcellonafiliera itticafish burgerGerliMade in ItalyPolporetail itticoSeafood Expo GlobalTonno Rossotrasformazione ittica
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Davide Ciravolo

Davide Ciravolo

Autore Pesceinrete, retail ittico e mercati seafood Davide Ciravolo è autore Pesceinrete. Si occupa di mercati, distribuzione e scenari commerciali della filiera ittica, con particolare attenzione al rapporto tra prodotto, retail e consumi. La sua esperienza come ex buyer di Esselunga gli permette di osservare il settore seafood anche dal punto di vista della GDO e delle dinamiche di assortimento.

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