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Home Acquacoltura

Giulia Di Crescenzo. Una lezione di vita dall’acquaponica

Redazione by Redazione
4 Giugno 2018
in Acquacoltura, Acquaponica
Giulia Di Crescenzo Aquaponica

L’eminente scrittore italiano del ‘900, Alberto Moravia, scrisse: “Le esperienze che contano sono spesso quelle che non avremmo mai voluto fare, non quelle che decidiamo noi di fare.”

Mio fratello e io siamo cresciuti in un appartamento a Roma fra i gamberi. Mio padre ha costruito una piccola serra nel giardino, che circondava il nostro appartamento. Al suo interno, ci allevava i gamberi in 4 grandi mastelli da vino. Ogni tanto, perciò accadeva di ritrovarsi fra i piedi qualche fuggitivo che era riuscito ad entrare in casa.
Mio padre è un biologo marino, ma quando sono nata io ha dovuto reinventarsi come informatico per mantenere la famiglia. Di conseguenza, la sua passione è stata per anni confinata nel nostro giardino e in un blog che teneva. Poi, 9 anni fa mio nonno (suo padre) è morto di cancro e abbiamo deciso di trasferirci ad Ancona.
Con l’eredità i miei genitori hanno fondato insieme ad un altri soci due aziende, il cui core business era questo sistema innovativo di allevamento dei pesci e coltura delle piante, chiamato Acquaponica.

Mio padre è venuto a conoscenza dell’Acquaponica cercando sul Web un qualche espediente per abbassare i costi fissi di gestione degli impianti di Acquacoltura. Così è capitato su sito americano in cui c’era un articolo che trattava quest’innovazione del campo ed è stato impressionato dalle sue potenzialità.
Poteva essere la chiave di volta per realizzare il sogno di una vita di portare l’Acquacoltura nella casa di chiunque, proprio come i nostri nonni tenevano le galline nei pollai nel cortile.

Ma importare un’innovazione in un Paese conservatore come è l’Italia non è uno scherzo, soprattutto nella Regione Marche, dove i miei genitori hanno deciso di trasferire la famiglia. Qui l’Acquaponica deve scontrarsi con la cultura dell’agricoltura tradizionale che è estremamente radicata, rendendo molto difficile convincere gli agricoltori ad integrare questo metodo nelle loro aziende agricole.
Inoltre, già di per sé, l’Acquacoltura non è un campo ben sviluppato in Europa – con l’eccezione dei Paesi del Nord Europa – se si considera che solo un quarto dei prodotti ittici consumati nel Continente sono da allevamento e la significativa dipendenza dell’EU dalle importazioni da Stati terzi.
In Italia fino a pochi anni fa, abbiamo sfruttato la fauna marittima per soddisfare la nostra domanda interna di pesce. Ora come ora tutti i prodotti ittici che noi consumiamo sono importati da Paesi terzi.

A questo punto probabilmente qualcuno di voi si starà domandando:“Ok…torna tutto, ma cos’è precisamente l’Acquaponica?”
L’Acquaponica è un sistema, che permette di risparmiare il 90% di acqua sia per l’allevamento dei pesci che per la coltura delle piante.
L’acqua delle vasche in cui sono ospitati i pesci viene fatta circolare ogni 45 minuti per 15 minuti in alcuni letti di crescita dove dei batteri benefici la purificano da tutte le sostanze di scarto dei pesci, le quali vengono convertite in nutrienti per le piante. L’acqua così purificata viene rimandata nella vasca dei pesci. Quindi, si tratta di un ecosistema win-win, che si basa sui principi dell’Idroponica combinati con il ciclo chiuso del RAS (Sistema di Acquacoltura a ricircolazione).

Curiosità: In America i prodotti acquaponici sono etichettati come “biologici” – considerato che non puoi utilizzare né pesticidi né fertilizzanti artificiali per non danneggiare il sistema- ma in Italia siamo ancora molto lontani dal raggiungimento di tale denominazione.

L’altro grande scoglio, che un imprenditore in questo campo deve affrontare in Italia, è la più assoluta ignoranza di tutte le Istituzioni pubbliche e private in materia. Addirittura l’ASL non sa come svolgere i controlli negli impianti di Acquacoltura e di Acquaponica. Ci sono delle specie alloctone invasive, come ad esempio il Gambero rosso della Louisiana (Procambarus clarkii), riguardo alle quali c’è un vuoto legislativo e le cui uniche restrizioni riguardano l’allevamento in cattività.
Gli utenti più interessati a mettersi in contatto con l’azienda di cui erano soci cofondatori i miei genitori, erano neets italiani, che riponevano le loro speranze nella partecipazione a bandi europei per l’accesso a fondi con i quali avviare un loro business nel campo. D’altro canto, non conoscendo nulla di Acquaponica, non erano in grado di fare un progetto da sottoporre alla Commissione giudicante, così come non disponevano di sufficienti risorse finanziarie per pagare il servizio di consulenza offerto dall’azienda o abbastanza motivazione per incominciare seguendo un corso di formazione online per imparare come si fa. Mentre le Università non potevano offrir loro né il know-how né di loro avevano dei capitali a cui attingere per supportare un simile tipo di impresa.
Quindi questa primavera, dopo 9 anni di instabilità economica e l’irrigidimento di divergenze di vedute con i soci, i miei genitori finalmente hanno deciso di imbarcarsi in un processo di rivoluzione del loro business model e mi hanno chiesto aiuto.

Così è come successo che sono stata indirizzata dalle circostanze verso il mio attuale cammino personale.
Io non sono una biologa e l’Acquaponica non è la mia passione, ma io credo fortemente nelle opportunità che questo sistema può offrire in questi tempi difficili per affrontare le gigantesche sfide mondiali, come: la disoccupazione; l’integrazione dei migranti; la desertificazione delle terre; la contaminazione delle sorgenti d’acqua; la siccità; il degrado urbano; l’urgenza di aumentare del 70% la produzione alimentare in maniera sostenibile per soddisfare il fabbisogno alimentare di 2,3 miliardi di persone entro il 2050; ecc…

Secondo le statistiche della Commissione Europea, il consumo di pesce in Italia è in crescita; infatti la media annuale di prodotti ittici consumati da ogni italiano nel 2017 ha raggiunto i 25 kg, mentre nel 2016 ammontava a 16 kg. La media europea ammonta a 22,5 kg. Questo è il frutto di campagne, che promuovono una dieta più sana, insieme alla crescente presa di coscienza della pesante impronta ambientale in termini di CO2 connessa con gli allevamenti intensivi di animali da macello.

Comunque ciò che apprezzo maggiormente dell’Acquaponica è il messaggio che trasmette e cioè che ogni sostanza di scarto, se correttamente elaborata, può essere convertita in una risorsa rinnovabile che dà vita. Da essere tossiche per i pesci a diventare nutrienti per le piante per poi riavviare il ciclo. Un ecosistema in miniatura che rappresenta il fragile equilibrio che governa la Vita sulla Terra.

E noi tutti giochiamo un ruolo cruciale nel proteggerlo, persino con i nostri piccoli contributi quotidiani. Abbiamo solo bisogno di esserne consapevoli e prendere il 100% di responsabilità su come le nostre azioni influenzano la biosfera, di cui tutti partecipiamo.

Questa è la lezione che ho imparato nella mia esperienza quotidiana con l’Acquaponica ed è la ragione per cui la sto promuovendo nel mio piccolo in giro per il mondo.

Giulia Di Crescenzo

Tags: acquaponicaGiulia Di Crescenzo
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