La Commissione europea ha proposto di prorogare fino al 31 dicembre 2027 l’attuale regime dei contingenti tariffari autonomi per determinati prodotti della pesca. Lo strumento consente alle imprese di trasformazione dell’UE di importare entro quantitativi prestabiliti alcune materie prime e semilavorati beneficiando della riduzione o sospensione dei dazi. Per il 2027 Bruxelles propone di mantenere invariato il quadro esistente, mentre prepara l’introduzione di criteri di sostenibilità nel futuro regime.
Un altro anno con le attuali condizioni di accesso alla materia prima internazionale. La Commissione europea ha presentato lo scorso 8 settembre una proposta per estendere fino alla fine del 2027 il regime dei contingenti tariffari autonomi dell’Unione, gli ATQ applicati a determinati prodotti della pesca destinati alla trasformazione.
Gli ATQ consentono di ridurre o sospendere i dazi all’importazione entro quantitativi prestabiliti per materie prime e semilavorati che la produzione europea, proveniente dalla pesca o dall’acquacoltura, non riesce a fornire in quantità sufficienti o a condizioni competitive. L’obiettivo indicato dalla Commissione è sostenere la competitività dell’industria europea della trasformazione senza penalizzare i produttori dell’Unione.
Il 2027 resta alle condizioni attuali
Il Regolamento (UE) 2023/2720, oggi in vigore, copre il periodo 2024-2026. La proposta della Commissione interviene esclusivamente sulla durata: tutte le scadenze dei contingenti verrebbero spostate dal 31 dicembre 2026 al 31 dicembre 2027.
Questo significa che, se la proposta sarà adottata dal Consiglio, per un altro anno resteranno in vigore gli stessi prodotti, gli stessi quantitativi e le stesse condizioni tariffarie previste dal regime attuale. Bruxelles punta così a evitare un’interruzione nell’approvvigionamento a dazio ridotto o zero mentre viene definito il sistema successivo.
Dal merluzzo ai lombi di tonno
L’attuale regime comprende materie prime di grande rilevanza per l’industria europea del seafood. Tra queste figurano merluzzo, nasello, calamari, gamberi, salmoni del Pacifico e lombi di tonno e tonnetto, con quantitativi e condizioni differenti a seconda del prodotto.
Alcuni numeri mostrano la dimensione industriale dello strumento: il regolamento prevede, tra gli altri, un contingente annuale a dazio zero di 45.000 tonnellate per filetti e carni congelate di merluzzo, 35.000 tonnellate per i loin di tonno e tonnetto destinati alla trasformazione e 48.000 tonnellate per determinate categorie di Penaeus vannamei e Penaeus monodon.
Per l’industria italiana della trasformazione si tratta quindi di uno strumento tutt’altro che marginale. Gli ATQ intervengono infatti in un mercato europeo caratterizzato da un deficit strutturale tra domanda di prodotti acquatici e capacità produttiva interna, facilitando l’accesso a materie prime necessarie alle lavorazioni.
Bruxelles prepara criteri di sostenibilità
La proroga proposta per il 2027 ha soprattutto una funzione di transizione. La Commissione sta completando una valutazione e un’analisi d’impatto sulla possibile introduzione di criteri di sostenibilità nel regime dei contingenti tariffari autonomi.
Il documento europeo indica che la proposta relativa ai nuovi criteri è prevista per il primo trimestre del 2027. L’anno aggiuntivo servirebbe quindi a garantire continuità al sistema attuale mentre Bruxelles definisce le condizioni del quadro successivo.
Non sarà più soltanto una questione di dazi
È questo il passaggio più rilevante in prospettiva. Oggi il regime è costruito principalmente sull’esigenza di garantire all’industria europea l’accesso a materie prime insufficientemente disponibili all’interno dell’Unione. Nel futuro sistema, la sostenibilità potrebbe diventare anche una condizione per beneficiare delle preferenze tariffarie.
Per importatori e trasformatori italiani significherebbe spostare progressivamente l’attenzione dalla sola disponibilità e dal costo della materia prima anche alle caratteristiche delle filiere di approvvigionamento.
La proposta presentata l’8 settembre non introduce ancora questi nuovi requisiti: mantiene lo status quo per il 2027 proprio per consentire alla Commissione di completare il lavoro sul futuro assetto. Il testo dovrà ora essere adottato dal Consiglio dell’Unione europea. La procedura aperta su EUR-Lex conferma che si tratta di una proposta della Commissione indirizzata al Consiglio e che, quindi, la proroga non è ancora definitivamente in vigore.













