La pianificazione dello spazio marittimo non può limitarsi a distribuire funzioni e attività lungo le coste europee. È una scelta politica che incide sul futuro della pesca, dell’acquacoltura e delle comunità costiere, soprattutto in un momento in cui il mare è sempre più conteso tra esigenze produttive, ambientali, energetiche e infrastrutturali.
Il tema è stato al centro dell’intervento di Giuseppe Lupo, eurodeputato del Partito Democratico e membro della Commissione Pesca del Parlamento europeo, durante il dibattito a Strasburgo sul rapporto relativo all’impatto dell’attuazione della direttiva UE sulla pianificazione dello spazio marittimo nel settore della pesca. Al confronto era presente anche il Commissario europeo per la Pesca e gli Oceani, Costas Kadis.
“La pianificazione dello spazio marittimo deve garantire equilibrio tra i diversi usi del mare, senza marginalizzare pesca e acquacoltura, che sono settori strategici per la sicurezza alimentare europea e per il futuro delle comunità costiere”, ha dichiarato Lupo.
Il punto sollevato dall’eurodeputato riguarda una delle questioni più delicate della blue economy europea. Lo spazio marino disponibile è sottoposto a una pressione crescente: pesca professionale, acquacoltura, mitilicoltura, eolico offshore, aree marine protette, traffico marittimo e altri usi economici convivono in un quadro sempre più complesso. Senza una regia efficace, il rischio è che i settori primari del mare vengano progressivamente compressi, perdendo centralità proprio mentre l’Europa richiama con forza il valore della sicurezza alimentare e della sostenibilità delle filiere.
“Lo spazio marittimo è una risorsa preziosa, ma oggi è sottoposto a una competizione crescente tra pesca, acquacoltura, eolico offshore, aree marine protette, traffico marittimo e altri usi economici. In assenza di un coordinamento efficace tra Stati membri e con i Paesi terzi, il rischio è che pescatori, acquacoltori e comunità costiere subiscano una pressione sempre maggiore sulle aree di pesca rimanenti”, ha aggiunto Lupo.
La questione assume un peso particolare nel Mediterraneo, dove la pianificazione deve misurarsi con bacini densamente utilizzati, relazioni con Paesi terzi, rotte commerciali, vincoli ambientali, attività turistiche e nuove prospettive legate all’energia. Per le marinerie italiane, e in particolare per le regioni insulari e costiere, non si tratta di un tema tecnico distante dalla vita delle imprese, ma di un passaggio che può incidere direttamente sulla disponibilità delle aree di pesca, sulla continuità delle attività produttive e sulla tenuta economica dei territori.
Il rapporto discusso in sede europea indica la necessità di una revisione della direttiva che tenga maggiormente conto delle specificità dei diversi bacini marittimi e del coinvolgimento reale degli operatori. La pianificazione, infatti, può funzionare solo se costruita con chi il mare lo conosce e lo vive quotidianamente: pescatori, acquacoltori, miticoltori, comunità costiere e istituzioni territoriali.
“Il rapporto approvato dalla Commissione Pesca indica una direzione chiara: serve una revisione della direttiva che sia più equilibrata, più partecipata e più attenta alle caratteristiche specifiche di ogni bacino marittimo, con il pieno coinvolgimento dei pescatori, degli acquacoltori, dei miticoltori, delle comunità costiere e delle regioni insulari come la Sardegna e la Sicilia”, ha affermato l’eurodeputato.
La partecipazione degli operatori non è un elemento accessorio. Serve a evitare che le decisioni vengano assunte sulla base di mappe astratte, incapaci di rappresentare la complessità delle attività in mare, le aree storicamente utilizzate dalle flotte, la stagionalità delle produzioni, le esigenze degli allevamenti e gli equilibri economici delle comunità costiere.
Pesca e acquacoltura non chiedono una posizione esclusiva nello spazio marittimo europeo, ma il riconoscimento del loro ruolo strategico. La transizione energetica, la tutela degli ecosistemi e lo sviluppo di nuove attività marittime devono procedere insieme alla salvaguardia delle filiere alimentari del mare, senza scaricare sui comparti produttivi tradizionali il peso della competizione per gli spazi.
La revisione della direttiva sulla pianificazione dello spazio marittimo diventa quindi un passaggio rilevante per il futuro della pesca europea. Per il comparto ittico italiano, il punto centrale sarà garantire che ogni scelta tenga conto degli effetti concreti sulle imprese, sulle marinerie e sulle comunità che presidiano il territorio costiero.
Il messaggio emerso dall’intervento di Lupo è netto: pianificare il mare significa trovare equilibrio tra usi diversi, non spingere pesca e acquacoltura ai margini. Perché senza questi settori, la blue economy europea perderebbe una parte essenziale della propria identità produttiva, sociale e alimentare.












