Nel 2025 i Paesi Bassi hanno importato prodotti ittici per 5,4 miliardi di euro, il 6% in più rispetto al 2024, mentre i volumi sono diminuiti del 5% a circa 1,1 miliardi di kg. Il dato mostra che il valore delle merci acquistate dall’estero sta crescendo più delle quantità movimentate, in uno dei principali snodi commerciali europei del settore ittico.
Meno prodotto importato, ma una spesa complessiva maggiore. È il dato che emerge con maggiore chiarezza dagli ultimi numeri sul commercio ittico dei Paesi Bassi.
Secondo Visserij in cijfers 2026, pubblicato lo scorso 10 luglio da Wageningen Social & Economic Research, nel 2025 il valore delle importazioni olandesi di pesce, crostacei e molluschi ha raggiunto 5,4 miliardi di euro, con un incremento del 6% rispetto all’anno precedente. Nello stesso periodo i volumi sono diminuiti del 5%, attestandosi a circa 1,1 miliardi di kg.
Il dato è rilevante perché riguarda un Paese che non svolge soltanto la funzione di mercato di consumo: l’industria di trasformazione e il commercio ittico olandese acquistano prodotto su scala internazionale e lo inseriscono in una filiera fortemente collegata agli altri mercati europei.
Il valore cresce mentre diminuiscono le quantità
Le due variazioni vanno lette insieme. Sulla base delle percentuali pubblicate da Wageningen, il rapporto tra valore complessivo e volume importato aumenta di circa il 12% rispetto al 2024.
È un indicatore utile per comprendere come sta cambiando l’import olandese, ma richiede una distinzione importante: non significa che i prezzi dei prodotti ittici siano aumentati del 12%.
Le importazioni comprendono specie, origini, formati e livelli di lavorazione molto diversi. Il valore medio per unità di peso può quindi aumentare per effetto delle quotazioni, ma anche perché cambia la composizione delle merci acquistate: più prodotti ad alto valore unitario o una diversa combinazione tra specie e preparazioni possono incidere sul risultato complessivo.
Ciò che i dati permettono di affermare senza forzature è più semplice: nel 2025 i Paesi Bassi hanno speso di più per importare meno prodotto ittico.
Più valore per kg non significa automaticamente prezzi più alti
La distinzione è importante soprattutto per chi opera nella filiera. Un aumento del valore medio delle importazioni non è un indice dei prezzi e non consente, da solo, di stabilire se l’intero mercato stia diventando più costoso.
Per farlo servirebbe conoscere nel dettaglio l’andamento delle singole specie, dei paesi di provenienza e delle diverse categorie merceologiche.
Anche per questo sarebbe scorretto attribuire l’incremento complessivo a un prodotto specifico, come il salmone. Wageningen segnala una crescente importanza delle forniture provenienti dall’acquacoltura per il commercio olandese, ma i dati generali del 2025 non permettono di stabilire quanto ciascuna specie abbia contribuito al +6% del valore delle importazioni.
I Paesi Bassi restano uno snodo del seafood europeo
La rilevanza dei numeri olandesi diventa ancora più evidente osservando le esportazioni.
Nel 2025 il valore dell’export ittico dei Paesi Bassi è aumentato del 7% raggiungendo 6,8 miliardi di euro, mentre i volumi sono leggermente diminuiti. L’81% del valore esportato è diretto verso altri paesi dell’Unione europea, con Germania, Francia, Belgio, Spagna e Italia tra le principali destinazioni.
Importazioni ed esportazioni sono aggregati diversi e la differenza tra 5,4 e 6,8 miliardi di euro non rappresenta il margine ottenuto sulla merce importata e successivamente venduta. I due numeri mostrano però la dimensione di un sistema commerciale che acquista a livello internazionale, trasforma e distribuisce prodotto verso numerosi mercati.
Una funzione particolarmente importante in un’Unione europea caratterizzata da una forte dipendenza dalle importazioni di prodotti ittici, dovuta alla distanza tra produzione interna, domanda dei consumatori e fabbisogni dell’industria di trasformazione.
L’Italia è tra i principali mercati di destinazione
La presenza dell’Italia tra i maggiori acquirenti europei rende il dato olandese rilevante anche per gli operatori nazionali.
L’andamento degli approvvigionamenti dei Paesi Bassi non determina automaticamente ciò che accade sul mercato italiano, ma riguarda uno degli snodi attraverso i quali una parte rilevante del seafood internazionale viene commercializzata all’interno dell’UE.
Nel 2025 questo snodo ha registrato un movimento preciso: meno quantità importate e più valore. È questo, più del comportamento di una singola specie, il dato che fotografa il cambiamento in corso nel commercio ittico olandese.













